Detenuto da un mese attende i domiciliari: non gli hanno attivato la linea per il braccialetto elettronico

La paradossale vicenda è stata denunciata dal Garante dei diritti per la Sicilia, il cui mandato gratuito è scaduto da dieci mesi, ma che continua a ricevere le segnalazioni dalle carceri. Intervista a Salvo Fleres

«Da dieci mesi la Sicilia non ha più un garante per i diritti dei detenuti (un incarico svolto per altro a titolo gratuito). Il mio mandato è scaduto, ma continuo a ricevere segnalazioni. Oggi la moglie di un recluso del carcere di Siracusa ha chiamato perché sperava nell’intervento del Garante affinché il proprio marito potesse, in esecuzione dell’Ordinanza del competente magistrato di sorveglianza, terminare di scontare la propria pena ai domiciliari: ma ciò non è possibile perché la Telecom non lo permette. I tecnici non hanno attivato il servizio presso la casa dell’interessato perché “hanno troppo lavoro”». Così Salvo Fleres, ex Garante siciliano, denuncia a tempi.it una vicenda simbolica di quanto starebbe avvenendo con i braccialetti elettronici, che permettono di scontare un residuo di pena ai domiciliari.

Fleres, nel caso di questo detenuto, un’ordinanza del magistrato di sorveglianza non è stata ancora eseguita?
Esatto. E ciò perché, a detta della signora, la Telecom non attiva il collegamento telematico che, di fatto, abilita il microchip, nonostante le richieste ripetute anche dalla direzione del carcere Cavadonna di Siracusa. Il problema si inserisce in una vicenda più complessa.

Quale?
La vicenda dell’appalto del servizio di vigilanza attraverso i braccialetti affidato dallo Stato alla Telecom, in virtù di un contratto firmato due anni e mezzo fa per duemila braccialetti elettronici. Dai dati in nostro possesso abbiamo ragione di credere che questi braccialetti oggi siano già stati esauriti, dopo che ne è divenuto obbligatorio l’uso. Quindi ci troviamo di fronte ad una serie di paradossi. Da una parte c’è il parlamento, che con una legge ha esteso l’uso del braccialetto elettronico, ma dall’altra non ha previsto un finanziamento per l’ampliamento conseguente dell’uso di questo strumento. C’è inoltre l’inadempienza della Telecom che continua a non rendere attivi i braccialetti disponibili. Infine, il contratto esistente non è estendibile per una vicenda giudiziaria in corso, e lo Stato non ne può fare altri fino alla fine del 2014. L’effetto è che la legge diventa impraticabile.

È certo che i braccialetti siano già in esaurimento?
Certo, e man mano che i detenuti arriveranno al residuo limite di pena per poter presentare la domanda per andare ai domiciliari con il braccialetto, la legge non verrà applicata. E dire che per una tecnologia simile ad un banalissimo telefonino lo Stato oggi spende la cifra iperbolica di 5 mila euro a braccialetto (3 milioni 170 mila euro per tutti i braccialetti, ndr). E così si genera un altro paradosso: non si può proseguire il virtuoso processo di svuotamento delle carceri, e si aggraverà il fenomeno del sovraffollamento, nonché dei costi per il carcere, dato che un giorno in carcere costa allo Stato circa 120 euro per detenuto.

In questa vicenda se ne inserisce una che la riguarda personalmente. Il suo mandato di Garante in Sicilia è scaduto da dieci mesi. Chi avrebbe dovuto nominare il suo successore?
L’incarico viene affidato per nomina del presidente della Regione. Ci tengo a sottolineare che si tratta di un incarico gratuito, e io lo esercitavo volentieri gratuitamente e mi sono reso disponibile a continuare a farlo. Anzi, per come posso, continuo lo stesso ad esercitare quest’attività. Ma a parte visite istituzionali, di fatto, non posso fare nulla. Se per esempio dovessi segnalare una situazione grave al direttore di un carcere, non otterrei molto di più di un’affettuosa pacca sulla spalla. Posso segnalare due elementi rischiosi di questa situazione?

Quali?
Il primo: ricordo che la mafia, quando lo Stato non svolge la sua funzione, provvede a farlo lei. Sono stato avvicinato da alcune persone che mi hanno chiesto se volessi proseguire le mie funzioni privatamente, perché sarei stato «pagato da altri». L’ho denunciato davanti ad un tribunale.

E che le hanno detto?
Nulla. E non ho ottenuto nessuna attenzione nemmeno da altre istituzioni. Secondo punto che vorrei segnalare. La capacità dello Stato nelle azioni di contrasto alla criminalità è fatta anche di garanzie dei diritti dei detenuti. Si contrasta la criminalità anche garantendo una detenzione regolare, perché se un uomo vinene trattato correttamente non solo non ha bisogno di rivolgersi ad altri, ma avvia un percorso diverso da quello del suo passato. Non permettere il rispetto delle garanzie dei diritti, crea solo vaste praterie per nuovi crimini.

Lei ha segnalato la scadenza del suo mandato al presidente della Regione Sicilia? Che le ha risposto?
Ho scritto ripetutamente al Governatore Crocetta, mi sono messo a disposizione. Lui non incarica me e nemmeno nessun altro. E intanto nel mio ufficio arrivano decine di migliaia di lettere. Segnalo che molte volte in passato siamo intervenuti perché i detenuti fossero correttamente curati, e non morissero, o perché non arrivassero al suicidio, quindi spero che questo silenzio non crei qualche morto sulla coscienza di Crocetta.