Che ne facciamo di queste vite, che ne facciamo della vita del poliziotto e degli anti poliziotto? C’è qualcuno o qualcosa che le sappia raccogliere? Che ne facciamo di queste nostre vite senza un destino?
Violenze durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, Torino, 31 gennaio 2026 (foto Ansa)
I giorni dell’Askatasuna sono stati i giorni del fastidio annoiato e dell’ascolto distratto. La ripetuta ossessività delle immagini del pestaggio del poliziotto e la ripetuta ossessività dei commenti dei politici (“tentato omicidio, tentato omicidio, tentato omicidio”, “strumentalizzano, strumentalizzano, strumentalizzano”), lo confesso, hanno presto anestetizzato in me ogni possibile eco di partecipazione umana.
Nel mentre hanno preso un ragazzo e lo hanno messo dentro. Lo hanno preso perché lo hanno riconosciuto. E lo hanno riconosciuto perché era l’unico vestito di rosso. Come a dire: l’unico cretino. Hanno preso l’unico cretino, quello con su scritto in faccia “venite a prendermi, per favore”. L’unico cretino a mani nude in mezzo a black bloc scafatissimi in tecniche e tattiche da guerriglia. Vestiti di nero che più nero non si può per non farsi riconoscere. Vestiti di nero a più strati di nero per sempre nuovi travestimenti. Il volto camuffato, le giberne piene di armi improprie. ...
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