Def: più tasse sui giochi, operatori in rivolta

Il sesto aumento consecutivo delle imposte è poco sostenibile per il settore secondo la Corte dei conti. Rischio contenzioso

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Invece di razionalizzare l’offerta del gioco d’azzardo in prossimità di scuole e punti sensibili e combattere i distributori illegali in crescente aumento, dimostrando così di avere finalmente partorito un indirizzo di politica economica in questo settore, il governo Gentiloni si prepara ad aumentare, per la sesta volta di seguito, la tassazione sul gioco legale. In altre parole, saranno più care tassa sulla fortuna, Preu sulle “macchinette” e anticipo della gara sul gratta e vinci. La manovrina, secondo alcune stime non ufficiali, dovrebbe portare un gettito aggiuntivo di circa 600 milioni rispetto ai 10 miliardi all’anno già versati ogni anno nelle casse pubbliche. Ancora una volta il settore del gioco lecito viene chiamato a sostenere un maggior peso fiscale senza alcuna valutazione sulla sostenibilità economica dell’industria che, per conto dello Stato, lo gestisce.

NEL DEF NESSUN PROVVEDIMENTO CONTRO GIOCO ILLEGALE. A fronte di ciò, a quanto è dato di sapere, nel Def non è stato previsto alcun provvedimento circa l’emersione del gioco illegale che costituisce quanto meno una forma di concorrenza sleale con l’offerta dei concessionari dello Stato e degli imprenditori del comparto. Tutto questo rappresenta probabilmente il risultato di un compromesso tacito tra due posizioni ideologiche contrapposte. Da un lato, lo Stato “biscazziere”, per dirla con i detrattori di un sistema di concessioni pubbliche diffuso e regolamentato però in tutto il mondo occidentale, dall’altro lo Stato moralista che, non avendo il coraggio di rinunciare agli introiti che da quest’industria provengono, punisce con più tasse gli operatori che stanno sul mercato nel rispetto della legalità. Insomma, un po’ un’ipocrisia nazionale. Risultato: i contrari al gioco continueranno a essere scontenti perché non si è posto un freno al dilagare senza controlli delle slot machine, quelli a favore vedranno arrivare una batosta su un comparto che da lavoro a 150 mila addetti come ricordano le associazioni di categoria, Acadi e Sistema Gioco Italia (aderente a Confindustria) che sulla manovra bis hanno richiesto un urgente incontro con il governo.

PER LA CORTE DEI CONTI AUMENTO DELLE TASSE INSOSTENIBILE. Ma non è finita. La Corte dei Conti ritiene insostenibile per questo settore un incremento della tassazione, pena la riduzione della domanda e quindi del giro d’affari e, dunque, anche del gettito fiscale per lo stesso Stato (la magistratura contabile si è espressa in questo senso nel Rapporto 2017 sul coordinamento della Finanza pubblica). Inoltre, si potrebbero creare i presupposti per l’avvio di un contenzioso. Sempre più di frequente, infatti, la pubblica amministrazione tende a cambiare le regole in corsa dopo aver sottoscritto i contratti con operatori privati – in questo caso con i concessionari. Così il sesto aumento consecutivo delle accise potrebbe avere un tale impatto negativo su conti economici e rendimenti da mettere in discussione i cosìddetti presupposti di affidamento.

MAGGIOR PESO FISCALE IN EUROPA. Ma veniamo a fatti e numeri. Tra gli interventi annunciati che riguardano il settore del gioco lecito, la parte più cospicua di entrate attese deriva dal maggior prelievo sul comparto degli apparecchi da intrattenimento. L’Italia è già oggi il paese con il prelievo fiscale nel settore dei giochi più elevato in Europa con un’aliquota complessiva che supera il 50% (contro il 25% nel Regno Unito, del 20% in Germania e del 20%-30% in Spagna). Quali sarebbero le conseguenze di un ulteriore tassazione per gli utenti dei giochi? La manovra prevede anche l’innalzamento della tasse sulla fortuna, ossia un’accisa aggiuntiva introdotta nel 2011 che viene applicata alle vincite in misura differenziata tra i diversi giochi e per la parte eccedente la soglia di 500 euro. In particolare, si prevede l’aumento dal 6% all’8% della tassa sulle vincite maturate dal gioco del Lotto, concessione in monopolio affidata alla Lottomatica, e dal 6% al 12% sugli altri giochi già oggetto della tassazione (per esempio, Gratta& Vinci, SuperEnalotto, WinforLife, videolottery).

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