Daspo di 5 anni a “Genny a’ carogna”

La decisione della questura di Roma perché l’ultras del Napoli indossava la t-shirt che ineggiava a “Speziale libero”. Ma i colleghi di curva promettono: «In 30mila allo stadio con la maglietta». La vedova Raciti: «Non fate giocare la partita»: la questura di Napoli è d’accordo

I petardi allo stadio Olimpico lanciati dalla curva

Poche ore prima della partita Napoli-Cagliari che si giocherà stasera allo stadio San Paolo, il capo ultrà Gennaro Di Tommaso, ormai noto in tutto il mondo con il suo nome di battaglia “Genny a’ carogna”, è stato raggiunto da un daspo emesso dal questore di Roma.

LA MAGLIETTA PER SPEZIALE. La misura è stata decisa per il fatto che Di Tommaso, sabato sera a Roma, indossava una maglietta con la scritta “Speziale libero”, dedicata al tifoso ultrà del Catania Antonino (condannato in via definitiva dalla Cassazione nel 2012 per l’omicidio dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti durante gli scontri allo stadio Cibali nel 2007). Il daspo di oggi non consentirà a Genny a’ carogna di assistere a qualunque evento sportivo per i prossimi 5 anni. L’altro ultras napoletano che gli era vicino sulle grate dello stadio Olimpico, Massimiliano Mantice, ha ricevuto un daspo invece per 3 anni.

«IN 30MILA CON LA MAGLIETTA». Alla notizia dei due provvedimenti, gli altri ultras del Napoli hanno comunicato l’intenzione di preparare 30mila magliette con la scritta “Speziale libero” e di indossarle stasera allo stadio: «Tutti in curva con la maglia “Speziale libero”, la stessa indossata dalla carogna all’Olimpico» hanno promesso.

LA VEDOVA RACITI: «NON FATE GIOCARE LA PARTITA». La vedova dell’ispettore capo Raciti, Marisa Grasso, in un’intervista rilasciata a radio 24 ha commentato la minaccia degli ultras: «È una vergogna sentire anche questo. A questa notizia dovrebbe dare una risposta il presidente del Consiglio. Chiudete, non fate giocare, basta. Uno Stato forte prende delle misure forti, non è essenziale una partita di calcio, se ne può fare anche a meno. Ognuno sta a casa sua e si evitano problemi, vabbé c’è una perdita economica ma non è colpa mia. Un lavoro non può creare così tanti problemi, il lavoro deve rendere a una persona dignità perché porta onestamente a casa i soldi, ma alcuni lavori tolgono serenità a chi dovrebbe svolgere un servizio che dovrebbe garantire sicurezza ai cittadini. Questa delle magliette, invece, è la risposta che incassa lo Stato».

LA QUESTURA DI NAPOLI. L’appello della donna non è caduto nel vuoto. Con un comunicato, la questura di Napoli ha informato gli ultras che qualsiasi esposizione allo stadio di stendardi, striscioni, emblemi, magliette o materiale stampato dai contenuti offensivi, o intolleranti, o che incitano alla violenza “darà luogo all’ordine di non avvio ovvero di sospensione dell’incontro di calcio, oltre a determinare l’adozione di provvedimenti Daspo nei confronti di singoli responsabili, che saranno individuati anche grazie al sistema di videosorveglianza”.