Dalla può salvarci dall’annegare nel presentismo

“Com’è profondo il mare” è un capolavoro che non viene ricordato quanto dovrebbe. Chiudete gli occhi, mentre ascoltate la canzone

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Pochi giorni fa è stato il compleanno di Lucio Dalla. La data in cui Lucio è nato tutti la ricordano, perché è il titolo di una delle sua canzoni più popolari. «Dice che era un bell’uomo e veniva dal mare…». Così comincia 4/3/43, una delle più belle canzoni autobiografiche che siano mai state scritte. Se si smette di seguire quelle frasi come fossero solo una sapiente costruzione poetica, si può avvertire tutto il dolore e la dolcezza di un adulto che racconta la storia della sua nascita e del suo abbandono. Un inno d’amore, scritto insieme a una donna sapiente come Paola Pallottino, verso una madre che sarà sempre un riferimento per Dalla.

Lucio era una persona strana e speciale. Sembrava, anche fisicamente, un cartone animato. Uno di quelli di Supergulp, la trasmissione, forse la prima, di fumetti in tv che aveva come sigla Fumetto: «Super Gp è più veloce di Bip Bip». Lucio era meravigliosamente pop, era capace di viaggiare tra alto e basso, tra colto e popolare, con grande semplicità e naturalità. Ma era anche, altrettanto meravigliosamente, jazz. Nel senso che sapeva scomporre e ricomporre un qualsiasi tessuto unitario costruendo una nuova coerenza, una nuova armonia. Faceva dei frammenti le tessere di un puzzle la cui composizione finale era imprevedibile e, forse, anche a lui sconosciuta.

Ma questa rubrica ha uno scopo preciso: condividere. Per questo non basta dire Dalla. Serve indicare un titolo, un disco da prendere e ascoltare. Io consiglierei il primo della magica trilogia che Lucio realizzò nella seconda metà degli anni Settanta. Come è profondo il mare è il primo album i cui testi Dalla scrisse interamente. È un capolavoro, non ricordato forse come Lucio Dalla e Dalla, gli album del 1979 e del 1980.

Ascoltatelo e chiudete gli occhi, quando parte la sesta canzone. Comincia così: «Quale allegria/ se ti ho cercato per una vita senza trovarti/ senza nemmeno avere la soddisfazione di averti/ per vederti andare via». Ora che ci stiamo dimenticando, affogati nel presentismo, che il mare è profondo. Buon compleanno, Lucio. Cento di queste parole.

Foto Ansa

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