Dal Vangelo secondo Gramellini: la libertà di pensiero ma solo a targhe alterne

Di Caterina Giojelli
19 Settembre 2026
Mbappé copre la maglia per gli abitanti di Ceuta? È un pensatore libero. Ma dove era il nostro corsivista del Corriere quando la gogna travolgeva i calciatori della Ligue senza fascetta arcobaleno? Sempre sul Corriere, a dispensare assoluzioni per gli amici e prediche da salotto per tutti gli altri
Screenshot della pagina di Reuters con la notizia su Kylian Mbappé e Vinicius Jr. che scendono in campo arrotolando la maglia con un messaggio di solidarietà agli abitanti di Ceuta
Screenshot della pagina di Reuters con la notizia su Kylian Mbappé e Vinicius Jr. che scendono in campo arrotolando la maglia con un messaggio di solidarietà agli abitanti di Ceuta

«Signori della Corte, onorevoli giurati: prendo la parola davanti a questo tribunale dei social riunito in seduta permanente per difendere il diritto del calciatore Kylian Mbappé di pensarla diversamente da molti di noi». Sia lodato Massimo Gramellini: senza il suo Caffè sul Corriere, correremmo il rischio di smarrire la bussola del conformismo e del giornalismo affabile.

Avete presente Mbappé e soci del Real Madrid che hanno deciso di sfilarsi da una «campagna patriottica» (sic), scendendo in campo con la maglietta a sostegno degli abitanti di Ceuta arrotolata? Ecco, don Massimo ha colto il pallone al balzo per ricordarci che Mbappé – udite udite – è un uomo libero: «Il fatto di lavorare in Spagna obbliga Mbappé a schierarsi sempre e comunque dalla parte della nazione che lo paga? Oppure il fuoriclasse francese è libero di pensarla come vuole, o di non voler far sapere agli altri come la pensa, o anche di non pensarla in alcun modo?». E chi siamo noi per obiettare? Saremo mica dei Gramellini?

Dove era Voltaire Gramellini durante la sbornia arcobaleno?

Dov’era, infatti, il nostro Voltaire da salotto quando la gogna mediatica e sportiva travolgeva i calciatori della Ligue 1, rei di non voler indossare i simboli arcobaleno? Dov’era quando Mohamed Camara del Monaco è stato squalificato per quattro giornate per aver coperto con del nastro adesivo il logo della giornata contro l’omofobia? E quando Mostafa Mohamed è stato multato dal Nantes, o quando Idrissa Gueye e Nemanja Matić sono stati messi all’indice per non essersi piegati alla liturgia arcobaleno obbligatoria, dov’era il focoso difensore del diritto di «non voler far sapere agli altri come la pensa»?

A cercare aggettivi consolatori per Jankto, vittima di “Abodi-shaming”, supponiamo. Perché se copri la maglia per gli abitanti di Ceuta sei un pensatore libero e incompreso ma se azzardi un commento sulle ostentazioni da Gay Pride, ti becchi del troglodita da squalificare e pure un’orazione mattutina sull’«Etero Pride» e sui machi del pallone.

Mbappé pro-migranti non è una stecca nel coro (ma dai?)

È lo stesso metro per cui i politici di centrodestra che difendono la famiglia tradizionale sono «ossessionati» perché «ne hanno più d’una», mentre se un progressista vagheggia il poliamore viene narrato con l’affettuosa simpatia di chi supera i fidanzamenti «più monocordi di Minnie e Topolino». Idem per gli affari di famiglia: se Giorgia Meloni difende la sua da attacchi ad personam o vignette sconce scatta il dalli alla «sacerdotessa del vittimismo»; ma se un ministro progressista raccomanda la compagna via sms agli amici, ecco il portatore sano di un «gesto garbato e di cuore» che contrappone la «civiltà» alla «barbarie». Lo stesso metro per cui, se sei contrario al suicidio assistito, non sei libero di pensarla come vuoi, ma rientri nella gang dei «sadici che godono nel veder soffrire il prossimo». E quanto al non inginocchiarsi a inizio partita? Beh, se non lo facevi eri un reietto; ma allora don Massimo non era abbastanza libero di schierarsi e scriverla diversamente – o chiaramente, come per Mbappé (che poi a sua volta ha dovuto chiarire la sua posizione su Ceuta).

«Il clima che si respira in Europa si è così incarognito da farci considerare ogni stecca nel coro un oltraggio o un tradimento?», si chiede il nostro. Ce lo dica lei, caro don Massimo, se l’aria si è fatta mefitica. Perché a noi sprovveduti pare che la stecca resti un’intollerabile eresia se a stonare sono i soliti barbari non allineati, ma s’innalza a sublime esercizio di spirito critico a parti invertite. Non è il clima a essersi incarognito, ma la sua bacchetta da maestro d’orchestra che misura la libertà di pensiero un tanto al chilo.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.