D’Ascola (Ncd): «Le unioni civili di Renzi? Altro che compromesso, sono il preludio a matrimonio e adozioni per le coppie gay»

Il senatore spiega a tempi.it le ragioni della resistenza del centrodestra in commissione Giustizia : «È ovvio che se l’ordinamento civile mette sullo stesso piano la famiglia e le coppie di fatto, tutti i limiti dureranno un attimo»

unioni-gay-unitaNon saranno matrimoni gay ma “civil partnership” alla tedesca o all’inglese, assicurava ieri l’Unità anticipando i contenuti della legge con cui il governo Renzi tenterà di introdurre le unioni civili, comprese quelle tra persone dello stesso sesso. Il testo sarà presentato a settembre dal Partito democratico, e il “padrino” dell’iniziativa Ivan Scalfarotto ha annunciato al quotidiano di sinistra che questa «è la volta buona» perché c’è di mezzo Matteo Renzi e «nessuno potrà mai accusarlo, lui cattolico praticante, di brandire ideologicamente certi temi». Ma l’alleato “renitente” di governo, il Nuovo Centrodestra, se ne farà una ragione? Scalfarotto si dice «ottimista», ma la cosa non sembra così facile, stando alle parole consegnate a tempi.it da Nico D’Ascola (foto in basso a destra), docente di Diritto penale, che di Ncd è senatore e rappresenta il partito di Alfano nella commissione Giustizia di Palazzo Madama, dove la legge è stata messa a punto fondendo diverse proposte di eletti Pd.
Il nuovo testo «supera le più rosee aspettative di chi ha voluto il disegno di legge sull’omofobia come step precedente e necessario alle unioni di fatto», spiega D’Ascola a tempi.it. Infatti secondo il senatore alfaniano «c’è un filo rosso che lega l’introduzione del reato di opinione “omofobica” e le civil partnership: è la strada che porta all’approvazione del matrimonio omosessuale e quindi alle adozioni per le coppie gay».

Matrimonio omosessuale? Adozioni? Addirittura?
La norma in discussione alla commissione Giustizia del Senato prevede il riconoscimento delle unioni di fatto secondo il modello tedesco. Significa dare loro tutti i diritti che hanno marito e moglie, tranne l’adozione dei figli. Ovvero la reversibilità della pensione, il diritto alla successione in caso di morte, l’iscrizione alle liste per le assegnazioni delle case popolari, il diritto all’assistenza, che tra l’altro si possono già regolare tramite il diritto privato. È ovvio che se l’ordinamento civile mette per la prima volta sullo stesso piano la famiglia e le coppie di fatto, dando loro i diritti che prima lo Stato concedeva solo a chi accettava di assumersi dei doveri nei suoi confronti, il limite dell’adozione e del matrimonio durerà un attimo.

Ma le adozioni, stando a quanto anticipato dall’Unità, sono escluse. Non è così?
Si dice che il partner, anche dello stesso sesso, ha il diritto di adottare il figlio del compagno. Se pensiamo alla recente legalizzazione della fecondazione eterologa, il gioco è fatto. Ma soprattutto, ripeto, cadrà anche il divieto all’adozione in quanto tale. È solo una questione di tempo.

Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato più di una volta che se si equiparano le unioni civili al matrimonio, non ci possono essere differenze discriminanti.
Queste cose le ho ribadite in commissione Giustizia, il nostro partito è contrario e ha cercato di fare ostruzionismo, ma purtroppo siamo in minoranza. Il Parlamento è totalmente schierato a favore, oltre al Movimento 5 Stelle, anche la sedicente ala cattolica del Pd, Renzi in primis, è a favore di questo compromesso miope, come se non avesse effetti gravi sul paese. C’è poi il problema della stampa, che riesce a influenzare i parlamentari e l’opinione pubblica con campagne eticamente scorrette, in cui le cose vengono presentate per quelle che non sono. È accaduto lo stesso anche per il disegno di legge sull’omofobia.

Ha detto che le due norme sono legate. Perché?
Stiamo combattendo contro il ddl Scalfarotto, che minaccia di introdurre in Italia il reato di opinione. Pochi si accorgono della gravità di una norma che è più liberticida di quella fascista. Fu Mussolini il primo e l’ultimo a prevedere questo reato, ma lo fece con maggior moderazione: nel codice penale Rocco, poi abrogato, si punivano le esternazioni pubbliche contro lo Stato o contro i pubblici ufficiali, mentre qui si intende reprimere l’istigazione al reato di omofobia, per altro indefinito, senza alcuna distinzione fra pubblico e privato. Questa è davvero l’anticamera all’autoritarismo. Con una legge simile si chiede allo Stato non solo di rendere legge ciò che non ha rispondenza con la realtà, ma di punire ogni dissenso, così da mettere a tacere eventuali opposizioni al moltiplicarsi dei diritti Lgbt. Come dice il brocardo latino, simul stabunt aut simul cadent, una cosa sta con l’altra e le due cose cadono insieme.

Lo stesso Scalfarotto poco meno di un anno fa ha ammesso che la legge sull’omofobia è la premessa logica al matrimonio gay. Ma perché cominciare la nuova battaglia senza aver vinto la prima?
Perché le carte in tavola sono cambiate: con Renzi c’è lo spazio per condurre subito anche la seconda battaglia. Tra l’altro contro le unioni civili si sono espressi solo i senatori di Ncd e di Forza Italia.

Stiamo assistendo a un’accelerazione senza precedenti. Come mai tutto d’un tratto si pensa di poter legiferare così velocemente su queste materie?
Senza precedenti è il consenso che gode il governo. Il problema è che questa fretta è tutt’altro che positiva. Stanno passando una quantità di norme e decreti che avrebbero bisogno di essere discussi. Se è vero che l’incapacità di legiferare non è un buon segno, dall’altra parte non dimentichiamo che stiamo parlando di provvedimenti con molte conseguenze. Già di per sé produrre troppe norme imbriglia il sistema piuttosto che semplificarlo, figurarsi il rischio che si corre se lo si fa in fretta e senza pesare ogni dettaglio. Penso alla foga con cui è stato preparato il ddl anticorruzione, che unisce materie troppo diverse creando disastri. La norma sul riciclaggio, per esempio, rischia di punire con la stessa mano pesante chi ruba denaro per comprare un’azienda o chi lo fa per acquistare alimenti. In questo caso spingere la riforma in nome dell’urgenza significherebbe cominciare a riempire le carceri di povera gente. Altro che revisione del sistema. Capisce? E questo è solo un esempio.