Crollano adozioni e affidi, impediti dalla burocrazia ma non solo: «È la cultura dell’accoglienza che viene meno»

Dal 2006 al 2011 adozioni nazionali crollate da 16 mila a 11 mila. Marco Mazzi (Famiglie per l’accoglienza): «Le coppie oggi sono più sole e fragili»

Sono scese drasticamente le domande per l’adozione, nazionale e internazionale, e per l’affido. A renderlo noto è stata la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, che ha condotto un’indagine su questo tema. Secondo i dati raccolti al Dipartimento di giustizia minorile, le adozioni nazionali sono scese, nel periodo 2006-2011, da 16.538 a 11.075. La Commissione adozioni internazionali, pur ricordando che l’Italia resta il secondo paese per numero di richieste dopo gli Stati Uniti, ha riferito di un calo del 22 per cento nelle adozioni, dai 4.022 casi del 2011 ai 3.106 del 2012. Intanto – secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che risalgono al 2010 – circa 14.781 minori in Italia non hanno una famiglia e vivono presso le “Case famiglia” o i servizi residenziali e socio-educativi: altri 14.528 minori sono stati affidati invece a famiglie.

Ieri, mercoledì 20 novembre, è stata celebrata la Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Per l’occasione si è parlato di adozioni e affidi anche in Parlamento, proprio per dare la massima risonanza possibile a una situazione dolorosa, come conferma a tempi.it Marco Mazzi, presidente di Famiglie per l’accoglienza, una rete di nuclei familiari che si aiutano ad affrontare l’esperienza dell’accoglienza.

Mazzi perché questa brusca diminuzione delle adozioni?
Per le adozioni internazionali sicuramente intervengono maggiori difficoltà economiche. Il percorso per queste adozioni prevede spese che possono variare dai 15 mila ai 25 mila euro, ci sono nazioni dove è richiesta una lunga permanenza, e altri dove bisogna tornare più volte, poi ci sono da pagare gli avvocati e i traduttori. Pur essendo stato fatto uno sforzo da parte delle associazioni internazionali per contenere i costi, purtroppo il problema insiste. Per il calo delle adozioni nazionali il problema è che ci sono pochissimi bimbi piccoli e sani, che vengono dati rapidamente in adozione perché le domande in questi casi superano il numero dei bambini, ma poi ci sono anche molti piccoli con problemi, spesso di salute, oppure bambini più grandi che non vengono accolti. L’accoglienza si ferma alla “tipologia tipo” desiderata, e si crea ovviamente un divario: ci sono ragazzi in età scolare che avrebbero bisogno di un appoggio o ragazzi più grandi che sono in istituto, ci sono bambini malati che non trovano una famiglia. Più in generale dietro al calo di adozioni e affidi vedo la necessità di riprendere una precisa cultura dell’accoglienza. Questa cultura tende a diminuire, perché è legata alla solidità della famiglia, mentre oggi i nuclei familiari vivono difficoltà non solo economiche ma anche relazionali. Pensiamo all’isolamento in cui vivono le nuove famiglie, dove spesso la donna lavora e non ha chi l’aiuti ad accudire i figli: sono tutti fattori che incidono. Infatti non è un problema solo delle adozioni, si fa fatica a trovare famiglie anche solo per l’affido. C’è un tessuto sociale che si sta sfilacciando, e presto tutti noi ne pagheremo le conseguenze.

Tra le problematiche segnalate dal rapporto della Commissione parlamentare, dopo l’audizioni di numerose associazioni, tra cui la vostra, ci sono il numero ridotto di assistenti sociali presenti in alcune aree del paese e la scarsa qualità di alcuni servizi sociali, per cui sarebbero necessari una migliore formazione e controlli capillari e profondi di alcune strutture residenziali. È così?
Sì. Inoltre noi abbiamo sottolineato che è necessario prevedere un’assistenza alle famiglie anche dopo l’adozione/affido. I singoli bambini ospitati presso strutture assistenziali, come quelli che sono in affido o in casa famiglia, devono avere un percorso personalizzato, da analizzare e seguire nel tempo. Tra alcune regioni d’Italia, poi, la discrepanza nel numero di affidi e adozioni è davvero elevata, perché ci sono enormi differenze tra le rispettive linee guida per gli assistenti sociali o i sussidi alle famiglie: in alcune zone sono previste, in altre no; in alcune regioni si aiutano le famiglie, in altre no. Purtroppo gli aiuti mancano in particolare al Sud.

Altro problema: i procedimenti di adottabilità «si prolungano oltre una ragionevole durata».
Nel frattempo da questo punto di vista qualcosa è stata fatta: oggi un coppia per ottenere lo stato di idoneità all’adozione impiega mediamente sei mesi. Per le adozioni nazionali, però, è ancora impossibile calcolare una tempistica media, perché è il tribunale dei minori che ha il compito di scegliere dalle banche dati la famiglia che sembra migliore in base alle esigenze del singoli bambini. Quanto alle adozioni internazionali, i tempi sono ancora davvero molto variabili, a seconda dei paesi presso i quali è accreditato l’ente incaricato dell'”abbinamento” e della provenienza del bimbo. In media l’iter dura due anni e mezzo.

La settimana passata ha fatto molto discutere la decisione del Tribunale dei minori di Bologna di dare in affido una bambina a una coppia omosessuale. Cosa ne pensa?
Non ho letto le motivazioni di questo specifico caso, però dico che bisogna stare attenti a che i singoli casi non creino una mentalità generalizzata. Stando a quello che vediamo nella nostra esperienza, è meglio che un minore sia accolto e cresciuto dentro una relazione di coppia tra un uomo e una donna, perché questo permette un percorso di maturazione anche nella propria identità sessuale: il minore ha bisogno di identificarsi e differenziarsi rispetto a ciascuno dei genitori. Diverso potrebbe essere il caso di un ragazzo già maturo, con una propria identità ben definita, anche se personalmente, avrei comunque delle perplessità, perché è nell’unità-diversità uomo-donna che si abbraccia tutto (il fisico, il ruolo, la personalità) e che si permette al minore di crescere. Noi pensiamo che il rapporto affettivo sia ciò di cui i minori hanno più bisogno, e lo dico anche pensando alla fragilità che vivono le stesse coppie eterosessuali, documentata dall’aumento dei divorzi e delle separazioni. I minori hanno bisogno di stabilità effettiva, e dentro questa stabilità c’è anche la differenza tra i sessi.