Cristina Magrini, 38 anni in stato vegetativo e «neanche una piaga»

È morta a Bologna la donna accudita per quasi quarant’anni dal padre Romano. Un uomo dal coraggio leonino e dalla fede mai esibita

Oggi si svolgeranno a Bologna i funerali di Cristina Magrini che nella semplificazione giornalistica era presentata come “l’altra storia”, quella opposta a Eluana Englaro. Come la donna di Lecco, anche Cristina viveva in stato vegetativo e in tale stato è rimasta per 38 anni, accudita dalle amorevoli cure del padre Romano, oggi ultraottantenne.

Un solo, piccolo desiderio

Mercoledì 10 aprile Cristina è morta e suo padre ha detto al Resto del Carlino:

«Non l’ho vista morire, ma sapevo che non sarebbe tornata a casa. Cristina non mangiava più, si spegneva lentamente, un minuto dopo l’altro. Da un mese era all’ospedale. Alle due del pomeriggio l’assistente le ha fatto il bagno e le ha cambiato l’abito. È morta in ordine. Cosa provo? Era in coma dal 18 novembre 1981, 37 anni e 4 mesi fa, e per tutto quel tempo le sono stato accanto con un solo, piccolo desiderio: andarmene dopo di lei. L’ho realizzato a 86 anni, lei ne aveva 53».

Darle da bere col cucchiaio

A quest’uomo, che per tutta la vita ha accudito la figlia, s’è battuto come un soldato non perché le fosse dato il diritto di morire, ma di essere curata, Mattarella dovrebbe dare una medaglia d’oro al valore civile. Non per lui, che probabilmente non saprebbe che farsene, ma per l’esempio che ha dato, di dedizione e cura. Come raccontò una volta in tv, per quasi quarant’anni, s’è alzato alle cinque di mattina per «frullare sei biscotti» e preparare la colazione alla figlia, è stato con lei durante la fisioterapia, ha fatto la pennichella al suo fianco, le ha dato un bicchiere d’acqua «non con la siringa, ma col cucchiaio, anche se ci vuole un quarto d’ora», senza mai lamentarsi troppo perché «sono contento di stare vicino alla mia bimba», «io non sto facendo nessun sacrificio, nessun atto eroico».

È viva, non “già morta”

Grazie al suo impegno e grazie al sostegno della Chiesa e della comunità bolognese (i cardinali Biffi, Caffarra e Zuppi andavano a trovare Cristina ad ogni suo compleanno) sono nate iniziative, associazioni (Insieme per Cristina) e una casa di cura per chi vive in questa misteriosa condizione. La sua storia è diventata anche un libro (“Se mi risvegliassi domani? Cristina Magrini 30 anni di vita in coma, scritto da Alessandro Albertazzi).

Romano non ha mai detto una parola fuori posto, ha solo chiesto di essere aiutato, ha sempre permesso che la figlia fosse fotografata, vista, incontrata. La ragione è semplice: era viva, non era “come morta”, non era “già morta”. Questo coraggio leonino è diventato contagioso, muovendo molti a Bologna, segno di una fede mai esibita, ma vissuta in una pur faticosissima dedizione. Una dedizione che si poteva vedere. Quando è morta, Cristina non aveva «nessuna piaga». Suo padre ha detto che «era bella».

Foto Ansa