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«I cristiani continuano ad abbandonare l’Iraq»

ottobre 27, 2015 Redazione

L’arcivescovo caldeo di Erbil, Bashar Warda: «In tv vedono l’enorme flusso di rifugiati e si convincono che le porte dell’Europa sono spalancate»

Articolo tratto da Acs – «I cristiani ormai hanno perso qualsiasi speranza di tornare presto alle loro case». Così l’arcivescovo caldeo di Erbil, monsignor Bashar Matti Warda, ha descritto lo stato d’animo dei suoi fedeli durante una vista al quartier generale di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Germania.

A più di un anno dal massiccio esodo di cristiani da Mosul e dalla Piana di Ninive «nessuno si lascia andare a false illusioni sulla possibilità che i territori in mano ad Isis possano essere liberati in breve tempo». Intanto la Chiesa cerca di fare il possibile per alleviare le sofferenze della popolazione e aiutare i cristiani a rimanere in Iraq. «Quando vedono i tanti sforzi che facciamo per loro, sono meno propensi ad emigrare», afferma monsignor Warda.

Tuttavia molte famiglie cristiane continuano ad abbandonare la loro patria. Delle 13500 famiglie di fedeli registrate lo scorso anno nella diocesi di Erbil, oggi ne rimangono soltanto 10mila. Secondo il presule ad incentivare la fuga dei cristiani all’estero, sono anche le tante immagini che giungono dall’Europa. «In televisione vedono l’enorme flusso di rifugiati che giungono nei paesi europei e si convincono che le porte del Vecchio Continente sono spalancate. E di certo ciò rende il nostro tentativo di convincerli a rimanere in Iraq molto più difficile».

La Chiesa continua a sua opera di assistenza alle migliaia di sfollati cristiani, offrendo aiuti umanitari e cura pastorale. «Grazie al sostegno di Aiuto alla Chiesa alla Chiesa che Soffre nessuno vive più nelle tende, come lo scorso anno, quando ad Erbil sono giunti oltre 120mila cristiani costretti ad abbandonare le proprie case dallo Stato Islamico». Dal giugno 2014, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha donato alla Chiesa irachena oltre 11milioni di euro, in parte per l’acquisto e l’istallazione di case prefabbricate e il pagamento dell’affitto di alcuni appartamenti per le famiglie cristiane.

«Inoltre ACS ci ha donato 8 scuole prefabbricate, grazie alle quali tutti i bambini di Erbil e tutti i piccoli rifugiati ricevono un’istruzione». Anche la distribuzione del cibo avviene ormai regolarmente. Ogni mese, tutte le famiglie ricevono di che vivere per almeno trenta giorni: riso, zucchero, olio, fagioli, carne, formaggio e acqua. Un sostegno he ACS continua a garantire, donando in media 120mila euro al mese soltanto per questo progetto.

Accanto al sostegno pratico, la diocesi garantisce anche la cura pastorale. «Da poco abbiamo organizzato un Festival della Fede, a cui hanno partecipato 1200 persone. Sono rimasto profondamente colpito dalle storie che ho ascoltato. Quando i nostri fratelli nella fede sono stati costretti a fuggire, non hanno perso soltanto le loro case, ma anche la loro gioia, la loro fiducia, i loro sogni». La vicinanza della Chiesa, espressa dall’amore e la cura dei sacerdoti e delle religiose ha aiutato i cristiani ad avere coraggio e a mantenere una fede forte.

Tuttavia, guardando al futuro, monsignor Warda teme che il numero di cristiani in Iraq possa continuare a diminuire. «Facciamo quello che possiamo per impedirlo. Noi cristiani d’Iraq apparteniamo a questa terra».

Foto Ansa


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1 Commenti

  1. Menelik says:

    Loro hanno chi ringraziare: il neo-comunismo obamiano e tutta la Nato, che sotto sotto ha accettato l’isis e, se fosse nelle loro mani, riconoscerebbero lo stato islamico e aprirebbero anche rappresentanza diplomatica.
    Arriverebbero anche a dire che i genocidi perpetrati dall’isis non sono mai esistiti, ma sarebbero una menzogna ideata e messa in giro dai catto-fascisti contro i liberal della Nato, che con grande umanità si danno da fare per aiutare i musulmani moderati, cioè al quaida
    Per fortuna i caccia russi sono precisi e li stanno mettendo alle strette, sia direttamente in Siria, che indirettamente, a Washington.
    Speriamo che anche gli Irakeni si diano una mossa e li chiamino.

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