Così la smania di “più galera” finisce per produrre più corruzione

Servono risposte politiche alla corruzione, giuridicizzare ogni conflitto non può bastare

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

In Italia c’è un’anomala e diffusa corruzione. Un po’ deriva dalla debolezza dello Stato, un po’ persino da una centralità della famiglia che, pur efficace contrasto a crudeltà non di rado presenti in paesi nordeuropei, è in alcuni casi base per degenerazioni familistiche: queste contraddizioni si sono approfondite quando invece che studiare le riforme istituzionali che correggessero storture specifiche e storiche si è dopo il ’92 diffusa l’idea che la via per superare la corruzione fosse solo penale.

In realtà la magistratura può contrastare manifestazioni per così dire fisiologiche della corruzione, non del tutto eliminabili in una società umana. Contro le patologiche, come per molti versi quelle nell’Italia post ’92, la risposta deve essere politica: come far rientrare nello Stato settori ampi che hanno assunto comportamenti devianti, costruire istituzioni che bilanciandosi assicurino da sé la legalità, far decollare così un’etica che sostenga il rapporto tra cittadino e Stato.

Invece il blocco politico-sociale centrale in Italia nel governo delle istituzioni, magari elettoralmente minoritario ma egemone su larghi settori dello Stato, dell’establishment e del potere reale, si è sforzato solo di emarginare chi non faceva parte della nobiltà costituzionale, nel giuridicizzare ogni conflitto, nell’esasperare le aree forcaiole, nel rendere impossibile quel circuito pacificazione-rinnovamento necessario per il superamento della corruzione strutturale. Così fino all’espulsione dal Senato di Silvio Berlusconi e ora nel cercare nel “più galera” la risposta.

Intanto (vedi caso notai) disintermediando la società si apre a nuova corruzione. Non è un caso che i reati su truffe immobiliari siano più diffusi (decine di volte tanto) nel mondo anglosassone che da noi: perché da noi c’è un presidio come quello dei notai che ora si vuole ridimensionare in attesa di sbattere in carcere per decine di anni i trasgressori che indebolire questa intermediazione protettrice della legalità produrrà.

Foto Ansa