Cos’è il circo mediatico giudiziario? Ve lo spiega Marina Berlusconi

Il presidente di Fininvest e Mondadori parla a Il Giornale della sua convocazione a Palermo come persona informata sui fatti nel processo Dell’Utri. Se dici di non sapere cose che non sai diventi un teste “vago”.

Quello imbastito dai media è «un processo dal quale è impossibile difendersi». È quanto scrive Marina Berlusconi in una lettera pubblicata oggi su Il Giornale. Il presidente di Fininvest e Mondadori il 9 luglio è stato convocato come persona informata sui fatti dalla Procura di Palermo nell’inchiesta su una presunta estorsione a Silvio Berlusconi da parte del suo collaboratore Marcello Dell’Utri. «Peccato che i presunti fatti su cui dovrei essere informata li apprendo solo, qualche giorno dopo e con grande abbondanza di dettagli, dai giornali». «Ma parlare di “fatti” è totalmente fuori luogo»: si tratta, dice, di «paginate e paginate di falsità e insinuazioni».

La procura avrebbe convocato Marina Berlusconi per ottenere informazioni sul conto cointestato con il padre, Silvio Berlusconi, dal quale, sette anni fa, sarebbero partite delle somme versate alla famiglia Dell’Utri. Marina Berlusconi si chiede che cosa dovesse dire di tanto importante da costringerla a un viaggio in aereo da Milano a Palermo per una conversazione durata venti minuti. C’è forse qualcosa di strano in quei versamenti fatti da Silvio Berlusconi a un suo storico e «prezioso» collaboratore, «il quale è improvvisamente precipitato in un incubo che da quasi vent’anni lo costringe a trascinarsi da un tribunale a una procura, un incubo che è guarda caso comparso in contemporanea con la discesa in campo di mio padre?». E per raccogliere questa testimonianza, non sarebbe bastato incaricare un funzionario della Guardia di Finanza a Milano?

Il risultato di questa convocazione non è stato quella di tutelare una «presunta vittima», ma la «gogna mediatica» che ne è seguita e l’ha investita: «Nel giro di poche ore mi vedo precipitata nell’inferno mediatico». «Nei tg della sera la mia foto si mescola con quelli dei boss e di orribili stragi». Peggio avviene con i giornali: «Ben forniti dai soliti “ambienti giudiziari” di mezze verità e bugie intere, mi descrivono come una teste “evasiva”». Falsità, afferma: «Basta leggere il verbale della mia deposizione (a quando le fotocopie da parte degli “ambienti giudiziari”?)». «Ovviamente», prosegue, «non puoi dire di sapere cose che non sai, ma se dici di non saperle ecco che diventi sulla stampa una teste “vaga”, con tutti i peggiori sottintesi possibili». Alla fine: «eccola qui l’alternativa folle, assurda, inaccettabile: o menti, raccontando quello che da te si vorrebbe sentire anche se non è vero, o dici la verità e allora cominciano a circondarti il sospetto e le insinuazioni». «L’unico processo che interessa è quello che viene fatto ogni giorno sulla stampa, convocando testimoni buoni a ingolosire i telegiornali della sera, trasformando pentiti veri e falsi in icone, facendo filtrare quello che fa comodo, e poco importa se è totalmente falso».