Cos’è che non permette all’Italia di uscire dalla crisi politica? Solo una cosa: l’odio per Berlusconi

O nei prossimi dieci giorni Pd e Pdl trovano un’intesa o sarà il caos. Non bisogna dargliela vinta ai talebani giustizialisti pieni di soldi e di carriere

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I “saggi” di Napolitano sono un’effimera camera di compensazione al vuoto politico in cui siamo precipitati. Ma entro il 18 aprile bisogna eleggere un nuovo presidente della Repubblica. E Napolitano pare non voglia attendere la scadenza del suo mandato (15 maggio) per mettere il Parlamento di fronte alle proprie responsabilità. Perciò, o nei prossimi dieci giorni Pd e Pdl trovano un’intesa o sarà il caos. Caos significa elezione di un capo dello Stato espressione delle forze che hanno già eletto i presidenti di Camera e Senato. E poi nuove elezioni a giugno.

Ma è sul serio immaginabile, come alternativa al dialogo, il doppio colpo di mano: un presidente “partigiano” e una campagna elettorale sugli scudi di una Piazza Loreto giudiziaria per l’opposizione? Il “siete dei pazzi” di Giuliano Ferrara (il Foglio, 2 aprile) riferito a una sinistra che dovrebbe avere dei leader e che invece ha un partito ostaggio di una banda di ricchi talebani è il giudizio più adeguato alla situazione odierna.

C’è ancora tempo per evitare la catastrofe? Stando alle ultime notizie che accreditano Bersani sulla strada del rinsavimento, pronto a discutere almeno di Quirinale anche con Berlusconi, il tempo c’è e avanza. Vogliamo sperare nel buon senso della vecchia guardia di ex Pci ed ex Dc.

Infatti, cos’è che impedisce di stipulare l’unico accordo sensato, sia sulla scorta degli esiti elettorali, sia per le condizioni di straordinaria emergenza in cui versa il paese? Cosa vieta “larghe intese” per promuovere riforme in patria e fronteggiare in Europa l’ottuso rigore tedesco? Lo impedisce e vieta soltanto l’odio, l’odio per Berlusconi, l’odio per l’Italia quale è, che hanno questi talebani giustizialisti pieni di soldi e pieni di carriere.

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