Cosa succede se chiude una paritaria? L’esempio di Acqui Terme

Un istituto comunica che non riaprirà a settembre. E ora dove andranno gli 80 bambini? Parla il parroco don Giorgio Santi

Scuola chiusa per coronavirus

Cosa accadrebbe se le scuole paritarie chiudessero? La risposta arriva da Acqui Terme, provincia di Alessandria. Qui, da oltre un secolo, c’è la scuola elementare paritaria Santo Spirito gestita dalle suore salesiane che, per voce della direttrice dell’Istituto, suor Elisa Vasino, il 15 maggio hanno annunciato che a settembre non riprenderanno le lezioni. Lo ha deciso il Consiglio ispettoriale dei salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Che fine faranno gli 80 bambini?

La notizia è stata comunicata alle famiglie degli 82 iscritti tramite una lettera in cui le religiose hanno spiegato che, un po’ a causa delle difficoltà economiche, un po’ a causa delle diminuzione degli alunni, un po’ a causa dell’età avanzata delle suore, avevano deciso di non riaprire l’istituto. Un bel problema, non solo per le famiglie e i dipendenti della scuola, ma anche per il provveditorato e il sindaco, il grillino Lorenzo Lucchini, già allievo del Santo Spirito. Se la scuola chiudesse, dove andrebbero gli 80 bambini? Come ridistribuirli nei due istituti di Acqui? Più facile a dirsi che a farsi, tenendo anche conto di tutte le problematiche legate al distanziamento sociale cui si dovranno attenere gli istituti a settembre.

Una presenza positiva

Don Giorgio Santi, parroco della Comunità pastorale San Guido, spiega a Tempi la situazione: «La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. La scuola è in una rete che comprende anche l’oratorio e la parrocchia e, fino ad oggi, nessuno ci aveva comunicato particolari difficoltà, tanto che a gennaio si è svolto l’open day, dove sono state raccolte 15 nuove iscrizioni, a fronte di 18 alunni uscenti». La scuola Santo Spirito, spiega don Giorgio, esiste ad Acqui da 107 anni, è una presenza positiva e amata che, come tutte le scuole paritarie del paese, negli ultimi anni sta vivendo un periodo di difficoltà. «Tuttavia, ripeto, fino a pochi giorni prima del 15 maggio, non era stata comunicata alcuna problematica insormontabile. Ora, invece, arriva questa decisione improvvisa e irrevocabile, difficilmente comprensibile. È vero che alcune delle suore sono anziane, ma la direttrice è giovane e altre due sorelle sono pienamente attive e ben inserite nel contesto della nostra comunità. E parlare di diminuzione delle iscrizioni mi sembra esagerato: stiamo parlando di tre alunni in meno».

Due paradossi

Tra insegnanti e segreteria sono undici le persone rimaste senza lavoro e ora, spiega il parroco, i genitori degli studenti hanno formato un comitato per cercare una soluzione. «Abbiamo aperto un dialogo col provveditorato e ci stiamo dando da fare per prendere contatto con le realtà sociali del territorio». Sono in molti a essere interessati a che la scuola non chiuda, ma il tempo è breve: ogni giorno che passa le famiglie si chiedono che cosa convenga fare per garantire l’istruzione ai propri figli.

«Ci sono due paradossi», dice don Giorgio, «il primo è che la scuola ha aule ampie, adattissime per accogliere in tutta sicurezza gli alunni a settembre, mantenendo le distanze di sicurezza. Il secondo è che ora tutti capiscono cosa significhi la chiusura di una scuola paritaria: è un problema per tutti, per il sindaco e il provveditore, non solo per il parroco. Per non parlare dei bambini che non possono andare a scuola e delle persone che hanno perso il lavoro». «Tante volte – conclude il sacerdote avendo in mente le polemiche che accompagnano da sempre le paritarie – se si fosse un po’ meno ideologici e un po’ più pragmatici, staremmo meglio tutti».

Foto Ansa