Il gioco attraente ma fin troppo lineare ha trovato il suo spazio – gli scontenti, gli arrabbiati della modernità – senza però riuscire a uscire dalle secche populiste
Marine Le Pen (Foto Ansa)
La politica europea attendeva con trepidazione, e forse con ansia, le elezioni presidenziali francesi. Lo tsunami lepenista era uno scenario improbabile, eppure l’ipotesi di un’affermazione populista ha impaurito l’establishment continentale. I numeri parlano chiaro e indicano una netta affermazione di Emmanuel Macron, in vantaggio di 5 milioni e mezzo di voti al ballottaggio, ma non dicono tutto. Emergono infatti alcuni interrogativi interessanti sulla tenuta di questo schema politico. Macron ha ormai digerito ciò che rimaneva dei partiti che hanno governato la V Repubblica dal 1958 al 2017. Les Républicains, eredi di De Gaulle, al 4,78 per cento e i socialisti, figli di Mitterrand, affondati addirittura all’1,75 per cento, sono riusciti a fare addirittura peggio del 2017 e versano in una crisi d’identità strutturale, essendosi appiattiti entrambi su posizioni progressiste rispetto alle quali escono battuti da chi come Macron ne è il campione in Europa. L’outsider Éric Zemmour, dopo u...
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