Cosa è successo di tanto grave perché a “Repubblica” si buttino via le tessere da giornalisti?

Renzi ha per caso pestato il callo alla tessera numero 1 del Pd Carlo de Benedetti? Adinolfi ha fatto per caso irruzione in redazione al grido “voglio la mamma!”?

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Dev’essere successo qualcosa di tremendo se l’assemblea dei giornalisti di Repubblica (una ventina su trecento) ha annunciato nell’edizione in edicola questa mattina, venerdì 17 ottobre, pagina 22, mobilitazioni in piazza e in rete, iniziative legali e sit in sotto i palazzi delle istituzioni di categoria. Dev’essere successo qualcosa di mostruoso se l’assemblea di Repubblica ha sentito l’impellente bisogno di tradurre il responso dell’assemblea in una clip dove si vedono giornalisti del quotidiano buttare via la tessera dell’Ordine dei giornalisti (e vogliamo sperare che non siano comparse in uno spezzone di “Scherzi a parte”, ma colleghi seri che saranno conseguenti al gesto che rappresentano in video).

Ma cosa è successo di così tanto bestiale per giustificare tanta fantasiosa, rumorosa, indignata, mobilitazione? Il governo sta per varare la censura? D’ora in avanti ogni articolo di Repubblica dovrà passare al vaglio dell’”Agenzia Renzi”? La Merkel ha fatto arrestare il corrispondente di Repubblica a Berlino? Lo Stato islamico minaccia di decapitare un inviato di Repubblica? La mafia ha spedito un proiettile al capo del Cdr di Repubblica? Un collega è stato discriminato per il suo orientamento sessuale da un caporedattore di Repubblica?

Che altro di così tremendo può essere accaduto per giustificare l’indizione di una mobilitazione così intensa, così straordinaria, così all'”unanimità”, che neanche per le guerre di Bush Senior e Bush Junior, per il Caimano 1 e il Luxurio 2?

Renzi ha per caso pestato il callo alla tessera numero 1 del Pd Carlo de Benedetti? Adinolfi ha fatto per caso irruzione in redazione al grido “voglio la mamma!”? Berlusconi è stato per caso intercettato mentre chattava alla Pascale che “io con quello che scrive Repubblica mi ci pulisco il culatello di Zibello”?

No, niente di tutto questo. È successo qualcosa di molto più grave, di molto più terribile, di molto più terrificante di tutto questo. Qualcosa di incomparabilmente più grave, terribile, terrificante, di tutto questo. Non ci sono parole per dire l’accaduto, la tragedia, il dolore, l’infinita necessità di ribellarsi all’orrore se non con le parole stesse – così toccanti, così umane, così civilmente eroiche – della stessa assemblea di Repubblica.

«L’assemblea di “Repubblica”, all’unanimità, chiede a tutti i giornalisti italiani di mobilitarsi con gli strumenti politici e i mezzi disponibili per denunciare all’opinione pubblica, al Parlamento e a tutti gli organismi di categoria, l’inaccettabile riammissione nell’Ordine dei giornalisti di Renato Farina, già a libro paga del servizio segreto militare con nome in codice Betulla, chiedendone l’annullamento. Dà mandato al Cdr di promuovere iniziative tecnico legali per ottenere la revoca immediata della riammissione di Farina e annuncia iniziative di mobilitazione e di sensibilizzazione in Rete per sostenere la protesta».

“Sì, stupendo!”, canterebbe Vasco Rossi. Ma la verità è che il Consiglio dell’ordine dei giornalisti della Lombardia ha riammesso all’unanimità Renato Farina, perché Farina è un povero cristo come tutti i giornalisti ma è anche una penna che tanti giornalisti si sognano di avere. Perché Farina non è mai stato “a libro paga dei servizi” (che detto tra parentesi non sono una organizzazione di stragisti ma un’istituzione italiana a difesa dei cittadini italiani), almeno nel senso di “spione” che intende Repubblica, e perché nonostante errori e leggerezze, Farina ha solo dato una mano a salvare vite di italiani nelle mani di terroristi.

Perciò, onore all’ordine dei giornalisti della Lombardia e un cin cin al Cynar contro il logorio della vita che rivela la moderna (e forse anche un po’ psicosomatica) assemblea di Repubblica.

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