Cosa aspetta Monti a chiedere alla Merkel una Bce interventista?

Monti è contento che «anche la Merkel parli di crescita» ora ma sul versante eurobond e Bce interventista ancora nulla di fatto. Ma anche per il ministro Corrado Passera «o l’Europa si dà gli strumenti che qualsiasi moneta ha, vale a dire una Banca centrale in grado di garantire la liquidità e la stabilità, oppure non ci sarà crescita, e non ci sarà occupazione»

“Che cosa aspetta il governo a chiedere che la Bce sia garante dell’euro e degli Stati, e non solo delle banche? L’interrogativo che da tempo economisti di opposti orientamenti ponevano al tecnogoverno ha avuto una prima risposta. non dal premier Mario Monti, bensì dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Prima venerdì a Parigi, e poi domenica in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex consigliere delegato di Intesa Sanpaolo ha detto chiaramente: «O l’Europa decide di darsi gli strumenti che qualsiasi moneta ha, vale a dire una Banca centrale in grado di garantire la liquidità e la stabilità, oppure non ci sarà crescita, e non ci sarà occupazione». Non bastano quindi le riduzioni del tasso, ora all’1 per cento, né le iniezioni di liquidità alle banche” (Foglio, p. 1).

Mentre il premier Monti si è detto molto contento del fatto che «anche la Merkel ora parla di crescita», ha ribadito però che sugli eurobond ancora non si farà nulla e neanche su un nuovo ruolo, in stile Fed americana, della Bce. “Nel gruppo creditizio ora capitanato da Enrico Cucchiani, molti economisti dell’ufficio studi concordano con la posizione dell’ex capo azienda Passera. Anna Maria Grimaldi, nel recente rapporto ‘Scenario 2012’ di Intesa, commentando il vertice europoeo del 9 dicembre, ha scritto: «Mario Draghi si è detto molto soddisfatto dell’accordo, ma ciò non significa che la Bce cambierà le modalità con cui interviene sui titoli pubblici né la strategia di comunicazione». Le motivazioni, per la macroeconomista di Intesa, «“rimangono sostanzialmente ideologiche: lo spettro dell’iperinflazione legato alla monetizzazione del debito»” (Foglio, p. 1).

“Gli economisti di Intesa non invocano il ruolo di prestatore di ultima istanza per i debiti pubblici, come hanno fatto nelle scorse settimane i loro colleghi del servizio studi di Mps, ma ci vanno vicino: «Se la Bce annunciasse esplicitamente un programma di acquisti [di titoli di Stato, ndr] strutturato per 210 miliardi di euro, l’effetto sul bilancio sarebbe lo stesso, ma l’impatto sul mercato e sulla fiducia molto più efficace dal momento che con una comunicazione esplicita la Bce dissiperebbe i dubbi sulla capacità di finanziamento di Italia e Spagna». (…) A essere ancora più netto ed esplicito è Luca Mezzomo, l’economista che ha curato lo ‘Scenario 2012’ di Intesa: «Come la vespa dietro il vetro, da mesi Consiglio europeo e Bce continuano a riproporre la stessa ricetta contro la crisi del debito, basata sull’aumento della disciplina fiscale e sulla realizzazione di programmi accelerati di austerità nei paesi sotto pressione. Poiché ogni volta tornano a sbattere contro il vetro (…) esplorano con le loro antenne la superficie del vetro – cioè introducono piccole varianti alla strategia senza però mai rimetterla davvero in discussione»” (Foglio, p. 1).