Contrordine compagni! La «scuola ghetto» di Bologna è un fulgido esempio di integrazione progressista

Non una «classe ghetto», ma una «classe ponte». Non un esempio di discriminazione, ma un modello da imitare. Inversione a U nei commenti sull’istituto bolognese

Non una «classe ghetto», ma una «classe ponte». Non un esempio di discriminazione, ma un modello da imitare. Volendo, ci sarebbe da sorridere sulla retromarcia dei giornali locali bolognesi a proposito della scuola media Besta che sorge nel quartiere San Donato, accusata nei giorni scorsi di aver creato una classe di soli immigrati. Oggi sui quotidiani locali è tutto un panegirico dell’iniziativa promossa dal dirigente scolastico Emilio Porcaro. Quel che fino a ieri appariva come un pericoloso esempio di razzismo strisciante, oggi diventa un fulgido esempio di integrazione assennata e costruttiva.

La cronaca degli eventi la ritrovate su questo articolo che abbiamo pubblicato ieri. Oggi, con soddisfazione, registriamo che anche gli inserti locali di Corriere della Sera e Repubblica fanno inversione a U nei titoli e nei commenti, tutti a favore dell’idea. «Si tratta di una momentanea integrazione di istituto, data l’impossibilità di fornire quella di classe», scrivono. «A questa scuola bisogna solo dire grazie». Si tratta di un istituto che «ha nel suo dna l’accoglienza agli stranieri». «Dai genitori agli alunni, dagli insegnanti alle istituzioni, tutti hanno fatto quadrato intorno alla Besta». E poi via con la carrellata di dichiarazioni di alunni, insegnanti, genitori secondo cui «in questa scuola sono bravissimi, il preside è tutt’altro che razzista», «non c’è alcun problema se c’è una classe solo di immigrati», è giusto che esista un percorso studiato appositamente per studenti che «non sanno una parola di italiano». Razzismo? Macché. Discriminazione? Ma dove.
Gli stessi studenti “(ex) discriminati” si dicono felici dell’esperimento. Uno di loro afferma: «Io ora parlo bene l’italiano, fra poco cambio classe». Leggete come vengono descritti i ragazzi della 1A: «Sono motivati, allegri, partecipano e danno una grande spinta a noi insegnanti. È uno scambio continuo quello con loro».

Anche su Repubblica è tutto un elogio. Anche qui si registrano cori di consenso per il progetto e commenti come quello del presidente del quartiere San Donato, il democratico Simone Borsari, che dice: «Se si va a vedere dentro al progetto se ne capisce il valore». Già, se si va a vedere se ne capisce il valore. Cosa che né gli esponenti di Sel né i quotidiani fino ad oggi avevano fatto, montando la polemica in base a riflessi condizionati. Poi, certo, il fatto che il Besta sia la scuola di una dei quartieri più “rossi” di Bologna, deve aver aiutato molti commentatori a modificare le proprie opinioni.