Le strategie della Turchia in Medio Oriente, le convergenze tra sauditi e indiani per contenere il Pakistan, l'accordo tra Israele e Egitto sul gas, l'Ue e la questione palestinese. Rassegna ragionata dal web
Il presidente americano Donald Trump riceve il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel suo resort di Mar-a-Lago, 29 dicembre 2025 (foto Ansa)
Sulla Nuova bussola quotidiana Eugenio Capozzi scrive:
«Il fatto che la Turchia di Erdogan abbia reso nota con insistenza la sua disponibilità a fornire truppe per la forza multinazionale di stabilizzazione a Gaza – soluzione prevedibilmente temuta e rifiutata dagli israeliani – è uno dei segni che quello è l'approdo immaginato sia dagli americani che dai sauditi, e che si tratti di un esito assai temuto, da un punto di vista geopolitico, da Ankara, recentemente tornata a occupare una posizione strategicamente forte nel "mare nostrum". Tanto temuto da spingere Erdogan a cercare di essere presente il più possibile nel processo di pace, per frenarlo e limitarlo».
La tregua definita il 24 novembre scorso per Gaza sembra reggere ancora, ma va consolidata perché il disordine mondiale è grande e, in assenza di un equilibrio ben definito, tutte le media potenze come la Turchia tendono a mettere in campo proprie strategie aumentando il caos già consistente.
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Su Formiche Vas Shepoj scrive:...
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