Conservare la libertà contro la tirannia dell’innovazione
Accantonate le annose e tutto sommato ormai anche inutili diatribe sulle origini del conservatorismo, sulle sue fonti, sulla sua natura ed estensione, e accettato che si tratti in buona sostanza di un atteggiamento individuale e sociale che con la saggezza che viene dall’esperienza si chiede se tutto quello che è nuovo sia parimenti buono e duraturo, la domanda che immediatamente ci si deve porre è cosa ci sia oggi da conservare e come farlo. Evitando, anche in questo caso di chiedersi di chi sia la responsabilità della scomparsa di ciò che rimpiangiamo, se il cambiamento sia identificabile con l’evoluzione e che cosa conservare in un mondo il cui cambiamento non è sotto il nostro dominio o controllo.
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