Allarme in Francia: islamisti infiltrati nelle liste elettorali alle prossime elezioni

Di Mauro Zanon
26 Gennaio 2026
Alle comunali di marzo il ministero dell'Interno promette “maggiore vigilanza” in decine di città in cui si vogliono candidare persone legate ai Fratelli musulmani. Basterà?
Emmanuel Macron visita la Grande moschea di Parigi nel 2022
Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, visita la Grande moschea di Parigi nel 2022 (Ansa)

Parigi. Lo scorso anno, Gilles Kepel, uno dei massimi islamologi francesi e direttore della cattedra Medio Oriente e Mediterraneo all’École normale supérieure, lanciò l’allarme sul rischio di infiltrazioni islamiste alle elezioni comunali del 2026, che si terranno i prossimi 15 e 22 marzo. «I Fratelli musulmani faranno il giro dei candidati proponendo loro 300 voti», avvertì Kepel, ospite del programma Le Figaro La Nuit, prima di aggiungere: «Quando vai a trovare un politico in una città dove tutto si gioca in 500 voti, se arrivi con 300 voti garantiti, ti ascoltano».

L’islamologo spiegò che negli anni Duemila era già successo in Francia, a Aulnay-sous-Bois, comune della banlieue nord di Parigi a maggioranza arabo-musulmana. «Il sindaco di sinistra dell’epoca strinse un patto con un’organizzazione vicina ai Fratelli musulmani (…) ma non fece ciò che era stato richiesto, ovvero concedere dei locali per una scuola islamica», raccontò Gilles Kepel. Tuttavia, «alle elezioni successive, la stessa organizzazione ha fatto eleggere il candidato di destra, che si è impegnato a concedere questo istituto scolastico».

Il rischio di infiltrazioni islamiste è altissimo

Quattro anni dopo, nel 2018, il sindaco ha effettivamente ceduto i locali dell’ex scuola pubblica Bougainville all’associazione L’Espérance musulmane de la jeunesse française, che ha aperto una scuola privata musulmana, chiamata Philippe-Grenier. È passato un anno dall’avvertimento di Kepel e anche lo Stato francese, finalmente, si è accorto che il rischio di entrismo islamista non è mai stato così alto. Secondo una fonte anonima del ministero dell’Interno citata dal Parisien, “diverse decine” di comuni che i prossimi 15 e 22 marzo eleggeranno il nuovo sindaco sono sorvegliati speciali da parte del governo per la presenza di islamisti nelle liste.

Tra questi comuni spicca Colombes, negli Hauts-de-Seine. La quarta città più grande del dipartimento situato a ovest di Parigi è citata nel rapporto pubblicato a maggio dal ministero dell’Interno e intitolato “Fratelli musulmani e islamismo politico in Francia”, ma anche nella recente commissione d’inchiesta parlamentare sui legami tra politici e islamisti, dove i servizi segreti hanno rilevato una “concentrazione di associazioni vicine ai Fratelli musulmani”.

Il ministero dell’Interno promette “maggiore vigilanza” alle comunali in Francia

Pochi mesi fa, su impulso del prefetto degli Hauts-de-Seine Alexandre Brugère, è stato allontanato il capo di gabinetto del sindaco ecologista uscente Patrick Chaimovitch: si tratta di Stéphane Tchouhan. Oltre al suo incarico in municipio, questo convertito dirigeva una scuola coranica, dove erano affissi poster di persone senza volto, caratteristica tipica dell’islam radicale. Secondo le informazioni del Parisien, le autorità avrebbero inoltre nel mirino altri otto eletti della maggioranza ecologista uscente di Colombes, legati all’associazione Musc, che gestisce una sala di preghiera considerata “rigorista” dai servizi segreti territoriali.

A due mesi dalle elezioni comunali, una fonte del ministero dell’Interno promette “maggiore vigilanza” alle urne per prevenire qualsiasi forma di “entrismo” mentre Gilles Platret, sindaco di centro-destra di Chalon-sur-Saône (Saône-et-Loire), invoca una soluzione più radicale, ossia la sospensione delle liste sospettate di entrismo. Oltre alla presenza di musulmani radicali nelle liste elettorali, le autorità esaminano attentamente anche il rischio di un approccio più pernicioso da parte di “influencer” islamisti.

Ne è un esempio Digione (Côte-d’Or), dove la vicinanza di Mohamed Ateb alla maggioranza della sindaca socialista Nathalie Koenders suscita parecchia inquietudine. Nel 2022, questo ex responsabile dell’Uoif ― il ramo francese dei Fratelli musulmani, oggi ribattezzato Mdf ― ha reso omaggio sui social network all’egiziano Youssef al-Qaradâwi, noto come ispiratore del pensiero dei Fratelli musulmani, esperto nell’apologia dell’omofobia, dell’antisemitismo e della violenza contro le donne. Ateb, secondo quanto riportato dal Parisien, era legato anche all’Iesh, l’istituto di formazione degli imam della Borgogna chiuso di recente dal ministero dell’Interno per sospetti di radicalizzazione. «È un amico», ha ammesso senza troppi giri di parole François Rebsamen, ex sindaco della città e membro dell’attuale giunta comunale.

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Altri due comuni sono sotto la lente dell’intelligence francese: Nanterre (Hauts-de-Seine) e Vénissieux (Rhône), in ragione di due liste sotto la bandiera dell’Unione dei democratici musulmani di Francia (Udmf). «Il nostro elettorato non chiede moschee ovunque. Quello che vuole sono scuole pubbliche che non siano di seconda categoria!», ha detto al Parisien Najib Azergui, leader dell’Udmf e candidato a Nanterre. Perché dunque integrare nel nome della sua formazione una confessione religiosa, se non per corteggiare i fedeli? «L’idea è quella di riaffermare che i musulmani, confinati in una terra di nessuno da decenni, non sono cittadini di seconda classe», ha affermato Azergui.

Un’altra situazione monitorata da vicino dai servizi segreti è quella di Strasburgo (Bas-Rhin), dove il candidato di estrema sinistra Cem Yoldas ha fatto stampare i suoi volantini in turco e in arabo per rivolgersi, come dice lui, «a tutti gli abitanti di Strasburgo». «È un corteggiamento elettorale, basato su un modello comunitario», ha ammesso al Parisien in forma anonima una fonte interna della maggioranza ecologista uscente.

Oltre alle liste comunitarie rivendicate, a destare preoccupazione è «la presenza di persone che praticano l’entrismo per entrare nelle liste comunali», perché «è un modo abile per far prosperare gli ecosistemi islamisti locali», spiega il deputato gollista (Républicains) Xavier Breton, autore di una proposta di risoluzione volta a combattere l’entrismo islamista nei comuni francesi. Il primo ministro francese, Sébastien Lecornu, aveva espresso una posizione ferma su questo tema nel novembre 2025: «Nessuna legge, nessun decreto, nessun giudice, nessun prefetto potranno eliminare la necessità per i partiti politici di combattere queste ideologie, a cominciare dall’entrismo nelle liste elettorali comunali. Ogni formazione politica, ogni commissione di investitura deve fare pulizia». Le prossime elezioni comunali saranno uno stress test importante per la République e la sua resistenza all’islamismo.

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