«Complotto» anti-Berlusconi o bufala? Due o tre cose da tenere presente per non prendere cantonate da quirinalisti

Creare o no una commissione di inchiesta sui fatti che portarono alla caduta dell’ex premier? Ognuno ha gli elementi per giudicare. Ma di certo la tesi del complotto non è «fondata sul nulla»: è un certo Tim Geithner a usare quel termine

A proposito delle vicende che portarono nel novembre 2011 alla caduta del governo Berlusconi e alla nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio (previa una sua eccezionalmente repentina nomina a senatore a vita), Forza Italia insiste nel richiedere una Commissione parlamentare di inchiesta su ciò che lo stesso Berlusconi non esita a definire «un vero e proprio complotto».

“Complotto”, sempre a detta del centrodestra, che sarebbe stato preparato fin dall’autunno 2010 e che in prima battuta sarebbe stato sventato grazie alla controversa (e molto indagata dalla procura di Napoli) tenuta dell’esecutivo Berlusconi davanti alla mozione di sfiducia imperniata sul “tradimento” di Gianfranco Fini. “Complotto” che, infine, si sarebbe attuato nei mesi tra la primavera e l’autunno del 2011, grazie all’assalto speculativo che fece esplodere lo spread alla Borsa italiana e al concorso politico dei vertici europei (Angela Merkel in testa).

Come è noto, a conferma di questa interpretazione delle vicende politico-finanziarie che ebbero la loro fase più critica proprio in quel dicembre 2011 in cui Monti sostituì Berlusconi a Palazzo Chigi e che tutt’ora condizionano la vita politica italiana (siamo infatti al terzo capo di governo italiano “nominato” da Giorgio Napolitano), vengono utilizzate le rivelazioni contenute in Stress Test. Riflessioni sulle crisi finanziarie, libro appena pubblicato negli Stati Uniti e il cui autore, Timothy Geithner, è l’economista e banchiere che dal 26 gennaio 2009 al 28 febbraio 2013 è stato segretario al Tesoro degli Stati Uniti.

geithner-stress-testRievocando questa sua esperienza ai vertici dell’amministrazione americana, Geithner ricostruisce la crisi finanziaria degli anni 2007-2009 e cerca di dimostrare perché la Casa Bianca fece la cosa giusta salvando le banche. Nel novembre del 2011, quando la crisi travolge l’Europa e il vertice dei G20 si riunisce a Cannes, Geithner ricorda (e scrive nel suo libro) che «leader europei chiesero di bloccare i fondi dell’Fmi per peggiorare le condizioni italiane e far cadere Berlusconi».

Ecco cosa riferisce, testuale, Timothy Geithner, nel suo Stress Test, nella traduzione letterale diffusa dal corrispondente da New York del Sole 24 Ore : «In quell’autunno [2011] il presidente [degli Stati Uniti Barack Obama] parlava regolarmente con i leader europei ed io e [Brainard] Leal [sottosegretario al Tesoro per gli Affari esteri] eravamo in costante contatto con le nostre controparti europee. Alcune di loro sembravano essere infastidite dalle nostre intrusioni e allo stesso tempo le stavano incoraggiando. Ci hanno spesso chiesto di intervenire per fare pressioni sul cancelliere [tedesco Angela] Merkel affinché fosse meno avara, o sugli italiani e gli spagnoli affinché fossero più responsabili. A un certo in quell’autunno, alcuni funzionari europei ci hanno approcciato con un complotto per provare a fare cadere [il governo dell’allora] presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Volevano che rifiutassimo di appoggiare i prestiti del Fondo monetario internazionale all’Italia fino a quando lui [Berlusconi] non se ne fosse andato. Abbiamo riferito al presidente di questo sorprendente invito ma, per quanto sarebbe stato utile avere una migliore leadership in Europa, non potevamo essere coinvolti in un piano come quello. “Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani”, ho detto.».

Dunque, stando al testo letterale diffuso dal Sole 24 Ore, il termine “complotto” non è un’invenzione di Berlusconi, ma è un termine utilizzato da Geithner. E comunque sia, la conclusione, quel «non possiamo avere il suo sangue nelle nostre mani», lascia poco spazio alle interpretazioni ironiche o minimaliste: l’ex ministro del Tesoro americano intende dire esattamente quello che dicono Forza Italia e il suo leader. Ci fu “complotto” e si voleva che gli Stati Uniti collaborassero all’eliminazione di Berlusconi. Merita l’approfondimento una rivelazione tanto grave quanto esplicita? Noi diremmo di sì, visto che non può certo essere attribuita ad ambienti vicini all’ex Cavaliere, ma viene direttamente da una personalità di primissimo piano internazionale, un ex ministro del Tesoro, per giunta dell’amministrazione Obama, in carica fino al febbraio 2013. E comunque ciascuno ha gli elementi per giudicare.

Abbastanza incomprensibili, invece, appaiono le “irritazioni” che filtrano dal Colle e le reazioni stizzite dei commentatori al seguito del capo dello Stato. Si consideri ad esempio l’odierno editoriale sul Corriere della Sera a firma di Marzio Breda, il giornalista più immerso nel Quirinale e per certi versi considerato suo “ventriloquo”. Breda sostiene senza mezzi termini che «una commissione parlamentare di inchiesta (…) è un’ipotesi tutta elettorale e montata sul nulla».

«Sul nulla»? È vero che nelle rivelazioni di Geithner non vi è alcun riferimento al nostro presidente della Repubblica. Ma questo non è affatto un buon motivo per derubricare a “nulla” cose che, come si è visto, non vengono da una parte politica italiana, ma da una testimone che, fino a prova contraria, deve ritenersi più che attendibile e più che autorevole, essendo stato ai vertici dell’amministrazione americana e avendo ricoperto ruoli apicali di rappresentanza e di negoziazione internazionale. Tanto più, dunque, sarebbe interessante approfondire, non banalizzare e ridurre il caso a una bagattella elettorale.

Infatti, può un capo dello Stato rimanere indifferente a dichiarazioni così lesive la nostra sovranità nazionale e che chiamano in causa, al di là del colore politico di chi governa, la reputazione e l’indipendenza stessa dell’Italia?

Inoltre, può un capo dello Stato continuare a mantenere il riserbo su circostanze che, oggi, rilette alla luce delle rivelazioni di Geithner, riaccendono sospetti che andrebbero senz’altro spazzati via, onde evitare che si trascinino negli anni alimentando la solita bolla di veleni e retorica dei “misteri italiani”? Non sarebbe indispensabile, ad esempio, che si facesse chiarezza su quello che il centrodestra considera parte del “complotto” e cioè le circostanze che culminarono col “tradimento” di Fini, la mozione di sfiducia del dicembre 2010, il caso Ruby e l’esplosione della crisi politica, giudiziaria e infine finanziaria del 2011?

Di questa fase o, meglio, di una chiara ed esplicita ipotesi di sostituire Berlusconi con Monti, Tempi ha avuto conferma diretta dallo stesso interessato. Ecco l’ultima domanda e risposta dell’intervista in esclusiva concessa a Tempi dall’allora presidente del Consiglio Mario Monti. È l’8 agosto 2012, Tempi domanda a Monti: «Intende smentire o no la notizia del settimanale L’Espresso secondo la quale lei, nell’autunno del 2010, venne contattato dall’onorevole Massimo D’Alema, che a Milano, in una cena a casa di un noto professionista, le propose con altri l’assunzione di responsabilità politiche e di governo nel caso di una caduta anticipata del governo Berlusconi?». Monti risponde a Tempi: «Non smentisco quell’occasione e posso solo dire che nel mondo politico ci furono diverse persone che, intorno a quell’epoca, nelle loro previsioni o scenari sul futuro politico italiano di breve termine, mi prospettarono ipotesi che mi coinvolgessero. E io sono sempre stato ad ascoltare pensando che si sbagliassero».

Nel 2012 era coraggioso il premier Monti che confermava quell’abboccamento. Ma oggi, non sarebbe semplicemente doveroso da parte dello stesso Monti, attuale leader di un partito, vuotare il sacco? E non sarebbe necessario, anche alla luce di quanto afferma Geithner, che ispiratori e commensali di quell’abboccamento e cena con Monti venissero allo scoperto e chiarissero una volta per tutte come e perché, fin dall’autunno 2010, avessero maturato «previsioni o scenari sul futuro politico italiano di breve termine», tali da prospettare al futuro premier «ipotesi che mi coinvolgessero»? A questa ricostruzione di fatti, forse Giorgio Napolitano potrebbe dare un suo personale contributo. O forse no. Però, attenzione, non vorremmo che, eliminato Berlusconi, alla fine sia Grillo a distribuire i biglietti dello spettacolo di un “complotto”.