Come affrontare la prossima emergenza delle nostre Pmi: la capitalizzazione

Nella fase post-Covid nasceranno nuovi mercati, altri moriranno. Così le imprese avranno la necessità di trovare nuove risorse finanziarie e generare nuovi investimenti

Riunione in azienda

Molte delle nostre aziende hanno prodotti e hanno mercati. Sanno innovare, entrare in nuovi mercati, introdursi efficacemente in quelli esistenti. Ciò nonostante, queste imprese spesso si rivelano deboli nel reperire le risorse per finanziarsi. È il noto tema della sottocapitalizzazione e di quanto poco siano esposte al mercato dei capitali. Questa debolezza è destinata a peggiorare con la crisi.

Nelle settimane di lockdown la priorità per le imprese non poteva che essere mantenere la liquidità attraverso i finanziamenti bancari che costituissero un ponte verso la ripresa delle attività produttive. Oggi però si deve guardare al dopo: è cioè indispensabile un adattamento delle imprese a livello produttivo, commerciale e finanziario. Le produzioni dovranno essere regolate sulla base di protocolli sanitari all’avanguardia; gli stabilimenti e gli uffici avranno l’esigenza di conformarsi a questo singolare contesto in tutte le proprie attività.

Gli ordinativi, i fornitori ed i clienti subiranno le conseguenze del cambiamento nelle catene del valore (dalle attività primarie ai processi di supporto) del commercio internazionale. Nasceranno nuovi mercati, altri moriranno. Aumenterà l’indebitamento finanziario delle imprese che avranno così la necessità di ricapitalizzarsi e generare nuovi investimenti.

In tal senso il “decreto rilancio” disegna un modello a più facce: le detrazioni, i Pir Pmi, le ricapitalizzazioni pubbliche. È l’imprenditore il responsabile della ricapitalizzazione, colui che deve beneficiare di un congruo vantaggio fiscale; positivo in tal senso l’intervento del governo che consente la detrazione degli investimenti diretti in azienda. Deve essere trasformato in uno strumento permanente.

Secondo livello: far sì che il risparmio delle famiglie possa essere indirizzato verso l’economia reale. Ottimo a questo scopo il rilancio dei Pir per aumentare gli investimenti a vantaggio soprattutto delle Pmi non quotate. I nuovi Pir Pmi consentono alla piccola e media impresa non quotata di trovare capitale e finanziamenti complementari a quelli bancari; consentono ai risparmiatori di accedere a rendimenti vantaggiosi in un’epoca di tassi negativi agevolando così la progressiva apertura da parte dei regolatori della possibilità per il retail di investire in strumenti illiquidi. Questi strumenti sono evoluzioni di agevolazioni contenute nei Programmi di finanza per la crescita e Industria 4.0, ma hanno contenuti innovativi ed occorrerà riconoscere un carattere permanente fuori dal perimetro dell’emergenza Covid.

Quando i due meccanismi sopra descritti non sono attivabili occorrerebbe un intervento dello Stato direttamente nel capitale, per un periodo limitato preservando l’integrità del mercato. Molte potenzialità dunque. È auspicabile così un unione tra imprese, case di gestione e risparmiatori per superare questo momento difficile: fare squadra, i tempi lo consentono.

Francesco Megna, autore di questo articolo, è commerciale settore banking

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