Colorado. La legalizzazione della cannabis doveva sconfiggere la criminalità, invece ne ha creata di nuova

La legge non permette alle banche di prendere soldi derivati dalla vendita di droghe, e i venditori sono costretti ad arrangiarsi con depositi segreti. Diventando un campo fertile per la criminalità

Colorado, un mese dopo l’apertura alla vendita libera della marijuana a scopi ricreativi, nello Stato americano ci si inizia a porre i primi interrogativi a causa di alcune conseguenze non preventivate. È quanto messo in risalto da un’inchiesta pubblicata dal Time, che racconta dei problemi creati dai “pot merchants”: per le leggi federali la cannabis è considerata una droga al pari di eroina ed ecstasy, e a chi la commercia, quindi, è vietato spostare capitali utilizzando carte di credito o conti bancari. Le operazioni, spesso particolarmente danarose, obbligano così i trafficanti di marijuana a girare con valigette e soldi in contanti, «spesso più simili a criminali che a capitalisti».

«SIAMO UNA FORTEZZA». Il viaggio di Time parte da Medicine Man, un negozio tra i più noti di Denver nella vendita della droga, dove i clienti fanno pazientemente la coda per acquistare prodotti di ogni genere: infusi, cioccolate, biscotti, pastiglie, tutto ovviamente a base di “maria”. E dove il proprietario Andy Williams passeggia fiero tra i corridoi dei suoi giardini di cannabis, sicuro di «costruire una vetrina per il mondo». Chi però commercia e fa affari con questi prodotti è costretto ad affittare magazzini segreti dove stipare i propri soldi, pagando i dipendenti con buste zeppe di contanti. Per evitare i furti e non dare punti di riferimento a malintenzionati, i negozi cambiano con frequenza le abitudini di consegna e ritiro dei soldi, si assumono autisti che possano fungere da “esca”, si usano guardie armate per preservare i propri traffici. «Siamo in una piccola fortezza», dice Williams, che spiega come anche solo fare i conti a fine giornata è un’impresa: i soldi vanno contati più volte spruzzandovi sopra uno spray che elimini l’odore di cannabis, per poi metterli in borse di plastica e spedirli con mezzi blindati in camere di sicurezza. Tutti problemi che già la vendita a scopi medici aveva messo in risalto e che ora, con l’apertura del mercato libero, sono cresciuti esponenzialmente.

IL PROPRIETARIO RAPITO E TORTURATO. Numerosi i fatti di cronaca da segnalare. Lo scorso luglio, il proprietario di un dispensario medico di marijuana è stato ucciso dopo quella che pareva essere una rapina a Bakersfield. L’anno prima, il settore era stato sconvolto dal rapimento di un altro uomo: tre persone lo avevano sequestrato nell’Orange County, California, torturandolo e portandolo poi in un’area deserta dove erano sicuri tenesse nascosti i soldi. Tutti rischi che i legislatori del Colorado non sanno come affrontare: la legalizzazione della cannabis era volta a portare questa sostanza «fuori dall’ombra e dentro ai negozi». Ma il problema dei soldi è sfuggito di mano: «La nostra posizione è che questi sono traffici legittimi riconosciuti dallo Stato», spiega al Time Jack Finlaw, consigliere del Governatore Hickenlooper. «Dovranno essere regolate, seguendo le regole e generando opportunità economiche. Noi pensiamo che debbano avere accesso alle banche allo stesso modo di ogni altra piccola azienda».

LA RISPOSTA DI WASHINGTON. A Denver si attende che arrivi qualche soluzione da Washington, dove bisognerebbe affrontare in sedi istituzionali il blocco delle banche. Ma è difficile trovare una conciliazione, poiché aprire conti correnti e carte di credito a questi traffici è un rischio che tante compagnie non vogliono prendersi. «Ma se il dilemma dei soldi non va a posto», chiude il Time, «molte delle ragioni più popolari della legalizzazione della droga evaporeranno. I fornitori di maria hanno ansiosamente accettato tasse alte e gravosi regolamenti in cambio di una legittimazione politica».