Cinque giornate di Milano. Sui muri della cripta riaffiorano i nomi dei caduti dimenticati

Scoperte le lapidi con i nomi dei caduti milanesi, grazie a un restauro condotto da Fondazione Ca’ Granda nei sotterranei della Chiesa dell’Annunciata.

La picca di un portabandiera sfiora il soffitto azzurrino della Cripta della Chiesa dell’Annunciata. Nei locali freddi e bui dove oggi la banda dei “martinitt” suona l’inno di Mameli, 165 anni fa, furono ospitate le spoglie dei caduti delle cinque giornate di Milano, qui portate dai medici dell’Ospedale Maggiore di Milano.
Il 22 marzo, nel giorno in cui hanno termine le celebrazioni dell’anniversario di quei sanguinosi scontri, assume un significato particolare la conclusione del restauro della Cripta, condotto in meno di tre mesi dalla Fondazione Ca’ Granda. Grazie al restauro, costato 300 mila euro e finanziato da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, nonché dai contributi personali dello scomparso Pietro Fara Puggioni e di Giancarlo Cesana (presidente della Fondazione Ca’ Granda), riaffiorano il primo Sacello dei Caduti delle Cinque Giornate di Milano e, con esso, i nomi degli anonimi cittadini che diedero la vita per l’ideale irredentista e per l’autonomia della Città dal dominio dell’impero asburgico.

IDEALE DI AUTONOMIA. «La partecipazione dell’Ospedale Maggiore alle vicende risorgimentali è stata ampia», ha spiegato oggi Cesana alla celebrazione della conclusione del restauro della Cripta. «Alla sollevazione del 1848», conclude il presidente della Fondazione Ca’ Granda, «hanno contribuito attivamente i medici, il personale e addirittura il clero ospedaliero, proseguendo nell’impegno in diverse forme fino all’unità d’Italia». «Ci ispireremo a questo ideale di autonomia», ha affermato il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, stringendo le mani agli uomini della banda del Martinitt, l’istituto milanese di assistenza agli orfani che dal 1848 ha sempre contribuito alle celebrazioni delle Cinque Giornate. Nel drappello della Regione Lombardia presente alla conclusione dei lavori di restauro della Cripta c’era il nuovo assessore alla Cultura, Cristina Cappellini. Hanno partecipato all’evento anche il Magnifico Rettore dell’Università Statale di Milano, Gianluca Vago, e poi Mariella Enoc, vicepresidente della Fondazione Cariplo, nonché il soprintendente dei Beni Architettonici e Paesaggistici, Alberto Artioli.

LA CRIPTA. In questi sotterranei, a ridosso dell’Università Statale di Milano, tra il 18 e il 22 marzo 1848, furono ospitati i resti dei patrioti che si ribellarono alle truppe austriache di Radetsky. Lo stato di assedio in cui versava Milano, non consentiva di raggiungere i cimiteri suburbani, così, dall’Ospedale Maggiore, dove furono ricoverati numerosi feriti e morti degli scontri, i corpi dei caduti furono portati nelle camere sepolcrali sotto la Chiesa ospedaliera dell’Annunciata. La Cripta divenne da allora il luogo di celebrazione dei patrioti milanesi. Nel 1860, fu riadattata e trasformata in mausoleo cittadino, riportando sulle pareti i nomi dei 141 caduti e iscrizioni commemorative. Nel 1895, con la realizzazione del monumento di Giuseppe Grandi in Piazza Cinque Giornate, i resti furono lì traslati.

LA NECROPOLI DEL 1600. Il restauro della Cripta, che ha portato alla luce gli affreschi seicenteschi, è la condizione fondamentale per l’avvio del Laboratorio Archeo-antropologico del Sepolcreto della Ca’ Granda. Sotto la Cripta ci sarebbero i resti di circa 500 mila pazienti ospedalieri deposti entro il recinto ospedaliero tra il 1473, cioè quando la Ca’ Granda iniziò la sua attività assistenziale, e il 1695, pochi anni dopo la Peste narrata da Alessandro Manzoni, quando non furono più permesse le sepolture intramuranee. Dopo Pasqua, la Cripta sarà accessibile dal lunedì al giovedì, dalle 9.00 alle 17.00, grazie alla presenza dei volontari del Touring Club Italiano, che assicureranno l’accoglienza e l’orientamento dei visitatori.