Cinema e industria dormono in stanze separate
«Coniugare esigenze culturali e logiche industriali». Parto dall’ultima riga dell’intervento di Filippo Cavazzoni che ha avviato questo “Substack” (non lo so se si dice così, ma intanto lo ringrazio di non avermi coinvolto in un “podcast”). Parto dall’ultima riga di Cavazzoni, dicevo, perché questo qui è o sarebbe l’ABC. L’ABC sin da quando il cinema è nato. E se in Italia torniamo sempre a interrogarci sulle premesse, forse c’è qualcosa di più profondo che non va. Ci sarà un motivo se questa premessa da noi sembra ancora un problema spinoso, una strana alchimia, un matrimonio forzato e infelice: arte e industria costrette a vivere sotto lo stesso tetto, provando per lo più a ignorarsi.
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