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Così la Cina demolisce il diritto internazionale a Hong Kong

Di Leone Grotti
24 Gennaio 2026
È iniziato l'ultimo processo farsa a Lee Cheuk-yan e ad altri attivisti democratici, già in carcere da oltre quattro anni. L'unica loro colpa è avere ricordato la strage di Tiananmen «per vivere nella verità»
Lee Cheuk-yan e Albert Ho salutano i manifestanti prima del processo a Hong Kong
Lee Cheuk-yan e Albert Ho salutano i manifestanti entrando in tribunale per il loro primo processo a Hong Kong nel 2021 (foto Ansa)

«Non esiste un modo legale per porre fine al governo del Partito comunista cinese». È la morte del diritto internazionale quella andata in scena a Hong Kong il 22 gennaio. Il palco dove è avvenuto il simbolico omicidio è stato il tribunale di West Kowloon, le comparse erano i poliziotti che hanno impedito ai giornalisti di intervistare il pubblico, gli abitanti che si erano messi in fila per assistere al processo, per «non ostruire il passaggio». Gli attori, e che attori, erano ancora una volta il pubblico ministero Ned Lai e i tre magistrati scelti dal regime per giudicare gli imputati. Ma i protagonisti della tragedia, gli eroi, non solo in senso lirico, erano i tre attivisti accusati di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale commemorando il 4 giugno 2020 le vittime del massacro di Piazza Tiananmen: Lee Cheuk-yan, Albert Ho e Chow Hang-tung. Chow e Lee sono in carcere da oltre 1.500 giorni, Ho da più di 1.300. La gente in fila davanti al tribunale di West Kowloon sotto lo sg...

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