Cina, nascono sempre meno bambini. «Qui nessuno vuole più avere figli»

Nel 2019 sono nati 580 mila bambini in meno del 2018. Se il trend prosegue, la Cina perderà 400 milioni di abitanti in 50 anni. «Siamo figli unici ed egoisti». Il Partito comunista teme il declino, ma continua a punire con multe e aborti forzati chi sgarra

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Nel 2019 l’economia cinese è cresciuta del 6,1 per cento, il dato più basso da 29 anni a questa parte secondo la Cnn. Ma non sono questi i numeri che preoccupano di più il Partito comunista: nel 2019 il tasso di natalità è stato di 10,48 nascite per 1.000 abitanti (in Italia nel 2018 era 7,3), il punto più basso dal 1949, anno di nascita della Repubblica popolare cinese, spiega l’Ufficio nazionale di statistica.

LA CINA PERDERÀ 400 MILIONI DI ABITANTI IN 50 ANNI

Nel 2019 sono nati 14,65 milioni di bambini, 580 mila in meno del 2018. Nel 2017, invece, ne erano nati 17,23 milioni. Sempre nel 2017, il tasso di natalità era di 12,43 nascite per 1.000 abitanti. Il tasso di fecondità secondo le statistiche ufficiali si aggira intorno agli 1,5 figli per donna (in Italia, fanalino di coda dell’Europa, è 1,32), anche se il ricercatore indipendente dell’Università del Wisconsin-Madison, Yi Fuxian, calcola che già nel 2015 era in realtà di appena 1,05 figli per donna.

Prendendo come termine di paragone i dati ufficiali, se il tasso di natalità in Cina si stabilizzerà intorno a 1,2 figli per donna, la sua popolazione calerà dagli attuali 1,39 miliardi a 1 miliardo nel 2050 e ad appena 480 milioni nel 2100. Nel 2050 il 32,6 per cento della popolazione avrà più di 65 anni e la forza lavoro calerà sotto i 600 milioni di persone, mentre l’età media sarà di 56 anni contro i 22 del 1980. Di conseguenza, non solo la Cina non riuscirà più a garantire gli attuali livelli di crescita, «ma la sua vitalità economica continuerà ad affievolirsi e questo avrà un impatto sociale disastroso», secondo il professor Yi.

«SIAMO TUTTI FIGLI UNICI ED EGOISTI»

Per impedire questo declino, nel 2015 il governo ha abolito la famigerata legge sul figlio unico e permesso alle coppie sposate di avere due figli, ma il baby boom sperato di 20 milioni di nascite non c’è stato, anzi. Gli analisti sono sicuri che entro la fine del 2020 la Cina abolirà tutti i limiti nel disperato tentativo di invertire la curva demografica, ma la realtà è che quasi 40 anni di legge sul figlio unico hanno creato una mentalità. Avere più di una gravidanza oggi è considerato un ostacolo per la carriera e il costo delle case e della vita spinge le coppie a non allargare la famiglia.

Dong Chang, 28 anni, che lavora nell’amministrazione di uno studio dentistico a Pechino, ha dichiarato al New York Times interpretando i sentimenti della sua generazione: «Siamo tutti figli unici e, a essere onesti, anche un po’ egoisti. Come potrei crescere un bambino quando io stessa sono ancora una bambina? E prendermi cura di lui e dargli da mangiare a mezzanotte?». Dong è fidanzata ma ha deciso di non sposarsi per evitare che i genitori comincino a farle pressione riguardo ai figli.

«IN CINA NESSUNO VUOLE PIÙ SPOSARSI»

Wang Feng, docente di Sociologia presso l’università della California, spiega che la Cina ormai «è una società in cui nessuno vuole sposarsi e la gente semplicemente non può permettersi di avere bambini». Eno Zhang, ingegnere di 37 anni che vive a Pechino, è d’accordo: «Da 10 anni litigo con i miei genitori perché non voglio avere figli. Loro ormai si sono arresi. Io ho i miei hobby e la mia vita spirituale. I bambini mi prenderebbero troppe energie. È qualcosa che non posso accettare».

La Cina non è certo l’unico paese ad avere un tasso di natalità troppo basso e che non garantisce il ricambio della società. Ma il Dragone presenta qualche problema in più, non avendo un sistema di welfare adeguato, scrive il Nyt, e basandosi gli anziani soprattutto sull’aiuto dei figli. Secondo Moody’s, la cura del crescente numero di anziani prosciugherà i risparmi delle famiglie cinesi e assorbirà una quota sempre maggiore del bilancio statale, rendendo più difficile per Pechino ripagare il suo debito.

SESSANTAMILA MILIARDI DI YUAN PER LE PENSIONI

La spesa pensionistica appare come un rebus senza soluzione, secondo un’analisi di Aspenia. La Cina è uno dei paesi con la più bassa età pensionabile al mondo (55 anni di media) e il Partito comunista, che fonda la sua legittimità sulla capacità di migliorare la vita del popolo, non vuole aumentarla. Secondo i dati del ministero delle Finanze, già dal 2014 il sistema pensionistico cinese non è più in grado di pagarsi da solo. Nel 2016, le pensioni sono costate alla Cina 2.500 miliardi di yuan (487 miliardi di euro), il 140% in più rispetto a cinque anni prima. Per coprire il buco creato da entrate troppo basse, lo Stato è dovuto intervenire con un assegno da 429,1 miliardi di yuan. La cifra crescerà a 890 miliardi di yuan nel 2020 secondo Wang Dehua, ricercatore presso la National Academy of Economic Strategy di Pechino. In base a una stima pubblicata nel 2012 da numerosi esperti, tra cui Ma Jun, che ha gestito la politica monetaria della Banca del popolo della Cina, la spesa pensionistica potrebbe raggiungere nel 2050 i 60 mila miliardi di yuan. Se nel 2016 la spesa pensionistica rappresentava il 3% del budget statale, nel 2050 potrebbe drenare fino al 20% delle risorse.

Nonostante Pechino abbia paura dell’inverno demografico, che potrebbe compromettere in modo irreversibile la crescita del paese, non ha mai smesso di punire chi trasgredisce la legge dei due figli con multe salatissime e aborti forzati. Una famiglia dello Shandong ha dovuto pagare l’anno scorso per la nascita del terzo figlio una multa di 64.626 yuan (8.500 euro), una cifra astronomica se si considera che lo stipendio minimo provinciale è di 1.910 yuan al mese (250 euro). Una donna di etnia kazaka nello Xinjiang è invece stata costretta ad abortire.

Foto Ansa