Cina, critica Xi Jinping all'università: denunciata dagli studenti e licenziata

La vicenda di Zhai Juhong, docente presso l’università Zhongnan di Wuhan, non è un caso: in ogni corso ci sono uno o due informatori e dove non arrivano le sentinelle del partito comunista ci pensano le telecamere.

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La Cina sembra tornata indietro agli ultimi anni della Rivoluzione Culturale, quando pochi fortunati poterono tornare a iscriversi all’università. Educazione, istruzione e cultura non erano ancora state del tutto riabilitate, così gli studenti dovevano passare più tempo a «imparare dalle masse contadine» in campagna, a condurre sezioni di critica e autocritica, oltre agli immancabili corsi sul pensiero di Mao Zedong, che a studiare le materie previste dalle facoltà. Oggi la Cina è diventata una delle nazioni più competitive al mondo per quanto riguarda l’istruzione negli atenei, ma sotto certi aspetti sembra di essere tornati al passato sotto la guida di Xi Jinping.

DENUNCIATA DAGLI STUDENTI. Zhai Juhong, docente associata presso l’università Zhongnan di economia e legge di Wuhan, capitale dell’Hubei, è stata denunciata dai suoi studenti per alcuni commenti «inappropriati» rispetto alla linea del partito comunista fatti durante un corso il 25 aprile. La professoressa di 52 anni avrebbe criticato la decisione del “Parlamento” cinese di eliminare il limite costituzionale dei due mandati per la carica di presidente del paese. La mossa senza precedenti permetterà a Xi di rimanere in carica fino a quando lo vorrà.

REVOCATA LA LICENZA. Come punizione per la «violazione disciplinare», Zhai è stata espulsa dal partito comunista e licenziata. Non solo, le è stata anche revocata la licenza per insegnare, secondo quanto riportato da documenti ufficiali visionati da Radio Free Asia. La decisione è stata presa domenica dalla commissione del partito interna all’università.
UN DELATORE IN OGNI CORSO. «I docenti sono obbligati ad evitare ogni conflitto ideologico mentre insegnano oppure possono essere denunciati dai delatori che si nascondono tra gli studenti in ogni singolo corso», commenta la notizia Cao Zhenhua, ex ricercatore della Nationalities University della provincia di Guizhou. «Ci sono uno o due informatori in ogni corso e il loro lavoro consiste nel riportare alle commissioni del partito o alla polizia qualunque opinione di dissenso proferita da insegnanti o compagni di studio».
LAVAGGIO DEL CERVELLO. Da anni Xi Jinping porta avanti una stretta sulla libertà di espressione in scuole e università, imponendo a tutti i docenti di rispettare la linea del partito e stilando una lista di argomenti che non possono essere dibattuti. Secondo un altro ricercatore cinese, Tan Song, alcuni studenti fanno i delatori anche se non sono stati assoldati dal partito per questo compito: «Ci sono alcuni giovani che hanno subito il lavaggio del cervello fino al punto che al posto della materia grigia hanno una poltiglia rossa», spiega. «Appena odono un’opinione che non combacia con ciò che è stato insegnato loro, fanno subito una denuncia».
PANOPTICON IN CLASSE. Dove non arrivano gli informatori, ci pensa la tecnologia: Pechino infatti sta installando telecamere di sorveglianza in ogni classe per monitorare tutto quello che avviene all’interno. Uno degli esperimenti più azzardati è in corso nella scuola superiore numero 11 di Hangzhou, nella provincia orientale del Zhejiang. Qui, come riportato dal Zhejiang Daily, è stato installato nelle classi un moderno panopticon, «un occhio che vede tutto» e che monitora costantemente i volti degli alunni e attraverso un software di riconoscimento facciale segnala in tempo reale chi non è attento, chi si sta addormentando e qualunque movimento inconsulto. Il software rilascia anche rapporti settimanali e mensili su ciascun studente. Se avrà successo, la tecnologia sarà diffusa in tutti gli atenei cinesi all’interno del progetto “smart campus”.

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