Soprusi, arresti, violenze. La Cina non tollera la presenza cristiana. O si diventa megafoni del Partito comunista o si sparisce in carcere. «Se non adori e obbedisci in maniera assoluta al presidente, lui ti considererà sempre una presenza intollerabile nella società»
Il dittatore della Cina, Xi Jinping, parla a Pechino nella Grande sala del popolo per festeggiare 76 anni di Repubblica popolare (foto Ansa)
In alcuni casi gli agenti di polizia hanno tagliato i fili della luce, poi sono entrati in casa con l’inganno fingendosi dipendenti della società di energia elettrica. In altri si sono camuffati da funzionari locali incaricati di condurre generici “sondaggi”. In altri ancora non si sono persi in sottigliezze: decine di poliziotti hanno spaccato la serratura e sfondato la porta, intrufolandosi nell’abitazione. Provincia cinese che vai, metodo che trovi ma la sostanza non cambia: tra il 9 e l’11 ottobre il regime comunista ha lanciato una retata senza precedenti a livello nazionale, portando via almeno 28 tra pastori protestanti e fedeli cristiani in oltre dieci città, Pechino e Shanghai comprese.
Tutti i detenuti appartengono alla Chiesa di Sion, una delle principali chiese domestiche che si sono rifiutate di sottomettersi al controllo del Partito comunista, e il loro arresto «costituisce la più grave repressione di una singola denominazione cristiana dai tempi della Rivoluzione Cultur...
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