«Chris vuole vivere». Ma l’ospedale ordina di staccare il respiratore

Il texano Christopher Dunn è collassato a causa di un tumore. L’ospedale vuole anticipare la sua morte contro il volere della famiglia e dell’uomo, che si è espresso in un video

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Immaginate di stare su un letto di ospedale senza poter parlare, attaccati alla vita grazie a un respiratore. Immaginate poi di dover rispondere a questa domanda: «Vuoi vivere?». Immaginatevi, infine, dopo esservi sforzati di annuire con il capo unendo le mani come in preghiera, di sentirvi rispondere che invece dovete morire, perché questa è «la procedura adatta al fine vita di questo paziente».

LA MALATTIA. È quanto sta accadendo presso l’ospedale metodista di Houston, dove il 46enne David Christopher “Chris” Dunn è ricoverato da circa due mesi, in seguito a un collasso causato da una massa tumorale sul pancreas. Alla prognosi dei medici è seguita la decisone dell’ospedale di anticipare la morte togliendo la ventilazione a Dunn, contro il parere della famiglia. L’amministrazione ospedaliera ha quindi richiesto al tribunale di diventare tutore legale del paziente come previsto dal Texas Directives Act del 1999 che, nel caso di disaccordo fra paziente (o tutore) e medico, se il paziente non può essere trasferito altrove, può lasciare a una commissione ospedaliera la decisione finale sui trattamenti.

«È UN INCUBO». Ma la madre di Dunn, Evelyn Kelly, di fronte all’eventualità di perdere la potestà di tutore, e non potendo indirizzare il figlio a un’altra struttura per motivi economici, ha chiesto sostegno al rappresentante dell’associazione legale Texas Right to Life, Joe Nixon, decidendo di intraprendere un’azione legale contro l’ospedale. Kelly ha quindi dichiarato: «È un incubo perché vogliono entrare e togliere i supporti vitali a mio figlio e dargli dei farmaci, che non so nemmeno cosa siano»

IL VIDEO. Nonostante la sua matrice cristiana, l’ospedale, tramite il portavoce George Kovacik, ha emesso un comunicato in cui si legge: «Vogliamo esprimere la nostra più profonda simpatia e offrire le nostre preghiere alla famiglia in questo momento difficile», ma «stiamo lavorando con il tribunale per stabilire a chi spetta la custodia legale del paziente», dato che «la famiglia è in disaccordo con la procedura adatta al fine vita di questo paziente». Ma quando Nixon si è recato in ospedale filmando Dunn e chiedendogli se voleva rimanere vivo, si è trovato davanti a un uomo capace di intendere e di volere che ha espresso con la gestualità del corpo il desiderio di vivere.

DIRITTI. Sua madre, ricordando che il figlio ha servito il paese come ufficiale di sicurezza e come vice sceriffo, ha concluso che questo non è il trattamento che si aspettava di trovare da parte di «persone che provano a giocare a fare Dio», mentre «nessuno ha questo diritto, ma solo il Signore». Nixon, che con la sua associazione si batte per l’abrogazione del Texas Directives Act, convinto che spinga il sistema sanitario ad adottare parametri di profitto anziché di cura, ha infine dichiarato: «Un criminale nel braccio della morte in Texas ha più diritti di un paziente in un ospedale del Texas».


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