Chiede (e ottiene) l’eutanasia per evitare il lockdown in Canada

Il caso della signora Nancy Russell, 90 anni di Toronto, è drammatico. Ma la pandemia è in realtà l’ultimo dei problemi

eutanasia belgio

Era rimasta traumatizzata e affaticata dal lockdown, Nancy Russell, signora anziana di 90 anni residente in una casa di riposo di Toronto, Canada. Per questo, spaventata all’idea di vivere un altro confinamento in inverno, ha deciso di uccidersi con l’eutanasia. E nonostante fosse «estremamente curiosa, interessata, attiva, eccezionale», come l’ha descritta la figlia, i medici non hanno battuto ciglio alla richiesta e le hanno somministrato l’iniezione letale con il consenso della famiglia.

LA SOLITUDINE DURANTE IL LOCKDOWN

A causa della pandemia, in primavera anche in Canada la vita nelle case di riposo è drasticamente cambiata. Niente più passeggiate in giardino, niente più visite in biblioteca, obbligo di consumare i pasti insieme agli altri ospiti separati dal plexiglass, divieto di uscire dalla propria stanza per due settimane. Quelle lunghissime giornate di marzo sono state terribili per la signora Russell, che, come dice la figlia, «si è ritrovato senza il suo ossigeno, che erano le relazioni».

Così, dopo aver sentito in televisione che il Covid-19 non se ne sarebbe andato in estate ma sarebbe tornato in inverno, «il suo desiderio di ottenere l’eutanasia, che già aveva, ha subito un’accelerazione». Il primo dottore ha comunque rifiutato la richiesta poiché la donna aveva «ancora molto da dare e molto per cui vivere». Per farsi uccidere in Canada non è necessario soffrire di malattie invalidanti o terminali, bisogna però provare una sofferenza fisica o mentale insopportabile.

L’EUTANASIA PER EVITARE IL CONFINAMENTO

Il secondo medico invece ha accettato la richiesta, vedendola sempre più affaticata dalle conseguenze della pandemia. Come spiegato dalla figlia, l’unico motivo per cui la madre voleva morire era non passare da un secondo lockdown: «Davvero non voleva passare una o altre due settimane così». Il 20 ottobre la signora Russell ha ricevuto l’iniezione letale, non prima di aver passato la sua ultima settimana nell’abitazione di uno dei figli perché nella casa di riposo non avrebbe potuto ricevere visite.

Commentando il caso raccontato da Ctv News, lo specialista in geriatria al Mount Sinai Hospital, Samir Sinha, ha dichiarato: «La storia della signora Russell ci fa capire che quando si prendono misure troppo restrittive si rischia di fare enormi danni. Se isoli una persona e la privi di tutto ciò che può darle gioia, puoi immaginarti di avere serie conseguenze psicologiche che spingono la gente a non voler più vivere. Ecco perché insieme ad altri chiedo di rivedere le misure restrittive dovute al Covid-19».

CON IL MAID RISPARMI FINO A 100 MILIONI

Quanto notato dal dottor Sinha è sicuramente vero, ma altrettanto allarmante è una società, famiglia compresa, e un governo che non tutelano le persone più fragili, accettando di ucciderle invece che aiutarle a superare «due settimane di lockdown». Ma l’obiettivo del governo canadese è proprio quello di sbarazzarsi delle persone improduttive come la signora Russell.

Infatti, nel bilancio parlamentare pubblicato il 20 ottobre, per un curioso caso proprio il giorno della morte della donna, il governo ha sottolineato che per prendersi cura dell’1 per cento della popolazione negli ultimi anni di vita, lo Stato spende tra il 10 e il 20 per cento del budget sanitario totale. Ma grazie all’eutanasia, stimando in 6.456 i casi di “morte assistita” che si verificheranno nel 2021, si legge, lo Stato potrà risparmiare 66 milioni di dollari, ai quali bisogna aggiungere altri 46.8 milioni grazie all’allargamento delle maglie della legge.

IL PROBLEMA NON È IL LOCKDOWN

Ecco perché non è il lockdown, come hanno scritto alcuni giornali, ad aver ucciso la signora Russell. Quello è, se possibile, l’ultimo dei problemi. Quando lo Stato, insieme a molti complici, non ultima la famiglia, abbandona le componenti più fragili della società a loro stesse, diffondendo il messaggio in modo neanche troppo velato che sono solo un costo e un peso per la collettività, non ci si può stupire se a prevalere è il desiderio di farla finita. Se a questo si aggiungono i «danni collaterali» del confinamento, il danno diventa irreparabile. Ma il Canada non può certo nascondere i propri fallimenti dando la colpa alla pandemia quando, il giorno stesso del decesso della donna, il governo ha festeggiato per i soldi risparmiati grazie alla sua morte.