Chi è l’imam Sekaleshfar che a Orlando predicava la morte per gli atti omosessuali

Già nel 2013 aveva affermato che «nell’islam la pena per gli atti omosessuali è la morte e non c’è niente di cui essere imbarazzati. È un atto di compassione»

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«La pena per gli atti omosessuali dev’essere la morte». Simili espressioni non possono passare inosservate all’indomani della strage di Orlando, dove domenica un jihadista americano di origini afghane ha compiuto la più grande carneficina da sparatoria della storia degli Stati Uniti, entrando nel locale gay Pulse Club e uccidendo 50 persone. L’invettiva è stata fatta da un imam sciita a marzo proprio a Orlando, durante un incontro pubblico.

SERMONI DELL’IMAM. Farrokh Sekaleshfar è nato in Inghilterra e gira il mondo per spiegare l’islam e la legge islamica. In occasione del Ramadan, parlerà ogni sera a Sydney al centro islamico Imam Husain a Earlwood, ma in tanti hanno chiesto di annullare i suoi sermoni, accusandolo di diffondere l’odio verso gli omosessuali. L’imam non è nuovo a simili dichiarazioni: già nel 2013, durante un incontro in Michigan, aveva affermato che «nell’islam la pena per gli atti omosessuali è la morte e non c’è niente di cui essere imbarazzati».

ISLAM RELIGIONE DI PACE. Parlando con il Guardian Australia, l’imam si è difeso dicendo di aver già «espresso su Facebook le mie più grandi e sincere condoglianze agli amici e alle famiglie di coloro che sono stati uccisi a Orlando». Insiste poi sul fatto che «l’islam non giustifica mai l’uccisione della vita innocente. [Il Corano] dice che chi uccide una vita innocente è “come se uccidesse l’umanità intera”».

«ATTO DI COMPASSIONE». Ma un omosessuale, per l’islam, è una “vita innocente”? Sekaleshfar risponde facendo notare di «non aver mai detto nei miei sermoni che chiunque può applicare la pena di morte». Può farlo solo lo Stato in un paese «dove la maggior parte delle persone vuole la legge islamica». L’imam sciita è convinto infatti di non diffondere l’odio invocando l’uccisione degli omosessuali a certe condizioni: «È un atto di compassione, bisogna essere felici per la persona [uccisa]», perché «noi crediamo in una vita dopo la morte, noi crediamo nella vita eterna… E con questa sentenza la persona omosessuale sarà perdonata e non sarà ritenuta responsabile nella vita dopo la morte».

SERMONI CONFERMATI. Insiste Sekaleshfar: «La pena di morte non è contro gli omosessuali, ma riguarda solo quelle persone che in un paese islamico commettono un atto di copulazione anale in pubblico. È importante che l’atto venga compiuto in pubblico». Certo, ammette, vista la strage di Orlando «devo stare attento d’ora in poi. In teoria le parole possono sempre essere abusate dalle persone. Dovrò stare molto attento». L’imam è intenzionato a tenere i sermoni come previsto ma si è detto disponibile a desistere nel caso in cui il Centro islamico glielo chieda. Contattato per un commento, il Centro non ha rilasciato dichiarazioni.

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