Chi accusa ingiustamente paghi. Anche se lo fa “nel nome del popolo italiano”

Il pdl del senatore Albertini ha messo d’accordo 176 nomi di tutti gli schieramenti: in caso di piena assoluzione dell’imputato, condanna lo Stato a rimborsargli le spese di giudizio

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La firma di 176 senatori sotto allo stesso disegno di legge non è un risultato da poco. Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano e senatore di Area popolare, c’è riuscito in un solo giorno, il 3 marzo, creando un’alleanza trasversale che va da Fratelli d’Italia a Sel. Il ddl presentato da Albertini trae origine da un’inchiesta di copertina pubblicata dal settimanale Panorama ai primi di febbraio, e intitolata “Sei innocente? Lo Stato deve pagarti l’avvocato”.

Tecnicamente parlando, il tema è l’“ingiusta imputazione”, figura giuridica che in altri 32 Paesi europei prevede il risarcimento delle spese legali al cittadino che venga riconosciuto pienamente innocente al termine di un processo penale. Quel diritto in Italia non è previsto e dà la stura a una vera e propria ingiustizia: perché centinaia di migliaia di cittadini, assolti dopo lunghi processi, sono comunque costretti a pagare di tasca propria spese legali spesso elevate, a volte insostenibili. Per questo, nel suo ddl, Albertini prevede la modifica dell’articolo 530 del Codice di procedura penale. Con questa formula: «Se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice, nel pronunciare la sentenza, condanna lo Stato a rimborsare tutte le spese di giudizio, che sono contestualmente liquidate».

Tra i 175 senatori che hanno messo la loro firma sotto al progetto di Albertini (la netta maggioranza dei 315 eletti), 56 sono del Pd, 31 di Forza Italia, 22 di Ap, otto della Lega. Tra i nomi noti ci sono l’ex ministro berlusconiano della Giustizia Francesco Nitto Palma, il senatore a vita Carlo Rubbia, il presidente democratico della commissione Difesa Nicola Latorre, il deputato di Sel Corradino Mineo. Il forte consenso trasversale invita a sperare che l’iniziativa non cada nel nulla. Il promotore annuncia: «Chiederò che il mio progetto di legge venga trattato a sé, che non finisca nel calderone della riforma del Codice di procedura penale, che stiamo discutendo al Senato». Si vedrà ora cosa accadrà, e quale posizione prenderà il presidente dell’assemblea, Pietro Grasso. Intanto Albertini, un osso duro, insiste nella raccolta delle firme. Dopo il 3 marzo ha ottenuto un sì anche dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dal presidente emerito Giorgio Napolitano.

Il senatore di Ap dice di avere trovato ovunque adesioni entusiastiche, e di avere incontrato qualche problema esclusivamente quando ha presentato la proposta a magistrati eletti con il Partito democratico: «Obiettano che l’iniziativa contrasta con il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale», dice Albertini. Forse i magistrati-senatori sono impensieriti anche dall’ultima parte del progetto di legge, là dove si prevede che «nel caso di dolo o di colpa grave da parte del pubblico ministero che ha esercitato l’azione penale, lo Stato può rivalersi per il rimborso delle spese sullo stesso magistrato che ha esercitato l’azione penale».

Al contrario, Giorgio Spangher, ex membro laico del Consiglio superiore della magistratura e tra i maggiori giuristi italiani, è pienamente d’accordo con l’iniziativa. «Il tema è costituzionalmente corretto», dice. E per evitare che l’innovazione legislativa apra voragini nelle finanze pubbliche, suggerisce che si adotti un sistema simile a quello in vigore per l’ingiusta detenzione: cifre riparatorie calmierate, ma comunque in grado di “risarcire” almeno in parte l’ingiustizia della ingiusta imputazione.

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