Che libertà è quella di proporre a scuola la lettura di un romanzetto che riduce la vita a una fellatio?

La preside del Liceo Giulio Cesare torna a difendere la lettura del libro della Mazzucco. Qui l’editoriale di Marcello Veneziani apparso sul Giornale

Micaela Ricciardi, preside del Liceo Giulio Cesare di Roma, al centro di un caso dopo che alcuni insegnanti hanno proposto agli studenti la lettura di un romanzo di Melania Mazzucco, ha scritto una lettera aperta sul sito dell’istituto. La preside, che già in alcune interviste nei giorni scorsi aveva definito il romanzo un «bel libro pieno di poesia e delicatezza», ha ribadito il suo sostegno ai docenti. Di seguito riportiamo l’editoriale apparso sul Giornale a firma di Marcello Veneziani. 

A leggere i giornali e a sentire l’autrice medesima, la denuncia per oscenità e corruzione di minori dei movimenti cattolici e dei ragazzi di destra contro il libro «pornografico» di Melania Mazzucco letto in classe ginnasiale nel liceo Giulio Cesare di Roma, è ridicola, volgare e squadrista.

Non commento, vi cito solo un passo tra i tanti analoghi, tratto da quel romanzo, a pagina 127, scusandomi per il linguaggio e la scena ma serve alla verità del giudizio: «ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò l’uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all’ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripeté altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita». Non vado oltre e mi scuso ancora, ma non potevo fare altrimenti per far capire di cosa stiamo parlando. Ed è solo un esempio.

Ora, ognuno è libero di scrivere e di leggere, di pubblicare e di comprare quel che vuole. Ma quando si entra in uno spazio pubblico, formativo, educativo come la scuola, e quando si somministrano queste letture a minori, tra i 14 e i 16 anni, vi sembra ridicolo, assurdo o volgare contestarle? È questa per voi la libertà di pensiero? Voi che vi ritenete i custodi dell’etica pubblica, della moralità e della cultura, e date e togliete patenti etiche, morali e culturali a chi non si allinea ai vostri canoni, in quale di queste categorie configurate questo passo? Ma poi, tra mille opere che potrebbero essere lette in classe e giovare alla formazione di un ragazzo, arricchirlo di esperienze di pensiero, di vita, di anima e di storia, e tra mille opere contemporanee che parlano della vita e della realtà quotidiana sotto mille altri punti di osservazione, proprio questa storia ritenete proficua per formare uno studente? Ma queste cose i ragazzi le sentono e le vedono ogni giorno in rete, al bar, nei cessi; a che serve la scuola se insegue banalmente la realtà, anzi un tipo di realtà? Che rispetto avete della scuola, del suo ruolo e dei ragazzi, se la riducete a una fotocopia guardona della vita intima di taluni, magari elevata a canone presente e modello di libertà? La scuola dovrebbe servire a conoscere mondi diversi oltre quello presente, a paragonare esperienze, concezioni e stili di vita; e invece la riducete a fare il verso alle piccole storie intime del presente, a rispecchiare quel che i ragazzi già sentono e vedono in giro. Riducete il cielo in una stanza, il mondo a una latrina, la vita a una fellatio. Non è questione di omofobia, è questione di miseria umana e letteraria, ridurre una scuola così.

Voi parlate di civiltà ma io non conosco nessuna civiltà che non sia stata fondata sulla famiglia, con un padre e una madre. Ci sono state civiltà che hanno ammesso e altre che hanno vietato le libertà sessuali e omosessuali, ma in ogni civiltà la famiglia è rimasta il fondamento comune. E nessuna scuola, pur diversamente concepita nei millenni, ha mai raccontato le voglie intime e le preferenze sessuali private. Avevano tutte sbagliato finora e ora invece arrivate voi e ci dite la verità sulla vita? Per dirla con Papa Francesco: ma chi sono io, chi siete voi per giudicare barbara ogni civiltà che ci ha preceduto?