Da dove può ripartire il centrodestra nell’era del Renzi-show? Da Venezia

Luigi Brugnaro viene dalla strada e dal lavoro, crede in quello che fa e fa quello in cui crede. Si È visto sui libri gender e sulle navi da crociera

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

brugnaro.jpg-lido

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Dopo gli 80 euro in busta paga che gli sono serviti per trionfare alle europee e leggittimare così una premiership che è stata conseguita in forma di pesca miracolosa tre anni dopo il disarcionamento del Caimano, Matteo Renzi si è dato una road map molto precisa: un biennio sprint di riforme annunciate, vere e presunte, e poi, nel 2016, apoteosi. Il programma della cavalcata l’ha reso noto lui stesso in un’intervista alla Stampa, non a caso il giornale dell’“amerikano” Marchionne: vincere il referendum sulle riforme costituzionali e poi andare alle elezioni per incassare tutto.

L’aspetto più positivo del fiorentino è che in meno di due anni ha liquidato il vecchio apparato Pci-Pds-Ds-Pd che dopo la caduta del Muro era riuscito a mantenersi a cavallo sfruttando il vento giudiziario per distruggere gli avversari e conservando le “casematte” costruite nei decenni nella società. Ebbene, in meno di 24 mesi Renzi ha demolito la “gioiosa macchina da guerra” ex-neo-post comunista, ha piazzato i suoi a tutti i livelli dello Stato e para Stato, ha fatto piazza pulita della “Cosa” rossa. Risultato? Una minoranza Pd all’angolo, un sindacalismo logoro e spompato, una nascente “Sinistra italiana” senza alcun fascino elettorale.

Altro merito di Renzi è stato quello di polarizzare le alternative alla sua leadership. Da una parte il grillismo, dall’altra il legaforzismo. Ma qual è oggi l’opportunità del centrodestra dopo che il carisma “nazionale” di Silvio, grazie anche all’“aiutino” di Silvio (vedi collaborazione “istituzionale” alle riforme, il Verdini di prima e il Verdini di adesso), se l’è preso Renzi? Una Meloni a Roma, Berlusconi con quel che resta del partito personale in Italia, la Lega di governo al Nord con Maroni e Zaia, Salvini come (prima) sintesi del tutto, rappresentano una valida alternativa a Renzi?

Di fatto, la piazza di Bologna ha solo certificato l’esclusione di Ncd. Con gli alfaniani e l’alleato Udc avviati a trovare una soluzione sudista e renziana al loro futuro politico (e tutti gli altri, a cominciare da Lupi, a decidere cosa fare da grandi). Dunque, dopo essersi dotati di un programma che (secondo noi) dovrebbe guardare all’Ungheria di Orbán e al movimentismo anti politicamente corretto più che al Berlusconi dei matrimoni gay, Salvini&C. la novità devono trovarla in un personale politico alla sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Un uomo che viene dalla strada e dal lavoro, che crede in quello che fa e che fa quello in cui crede. Come si è visto sia in occasione dei libri gender ritirati dalle scuole veneziane (e paradossalmente, se i collaboratori di Brugnaro ne avevano indicati solo 3 di testi spazzatura, la commissione creata dal precedente sindaco e investita della decisione dal nuovo, di libri trash gender ne ha trovati e fatti ritirare ben 15!); sia nella conferenza stampa in cui presentando il nuovo percorso lagunare delle navi da crociera, ha dimostrato autorevolezza e ragioni che hanno messo a dura prova perfino il cinismo di noi giornalisti.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •