Centrafrica. Per scappare dai ribelli islamisti, seimila persone si rifugiano nella cattedrale di Bouar

La stessa situazione si vive a Bossangoa, dove più di 35 mila cristiani hanno trovato rifugio nella locale missione cattolica

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Più di seimila persone si sono rifugiate nella cattedrale di Bouar nella Repubblica Centrafricana per paura di essere uccise dai ribelli della coalizione Seleka. Lo scorso 27 ottobre alcuni ribelli, che si sono macchiati in tutto il paese di persecuzioni anticristiane, saccheggi, ruberie e torture, sono stati attaccati a Bouar da gruppi spontanei di autodifesa chiamati “Antibalaka”. Per sfuggire dai combattimenti, la gente ha cercato rifugio nelle parrocchie di Fatima, San Lorenzo e appunto la Cattedrale.

RISCHIOSO TORNARE A CASA. «Non è un problema politico, le persone che hanno attaccato i ribelli sono disperati che hanno visto le loro case bruciate, amici e familiari uccisi e i loro beni rubati», racconta a Fides padre Aurelio Gazzera. Il missionario ha visitato la cattedrale pochi giorni fa: «È impressionante vedere tutta questa gente conservare la calma e allo stesso tempo darsi da fare. Ma rimane la preoccupazione di un ritorno a casa che non è privo di rischi».

MISSIONE CATTOLICA STRAPIENA. La stessa situazione si vive a Bossangoa, città natale del presidente deposto Francois Boizizé, che lo scorso 24 marzo è stato costretto alla fuga da un colpo di Stato guidato dal musulmano Michel Djotodia e da una coalizione di ribelli Seleka, soprattutto stranieri e musulmani nel paese a maggioranza cristiano. Come riporta la BBC se la città è deserta, la missione cattolica è strapiena di gente. Più di 35 mila cristiani hanno trovato rifugio qui dopo che le loro case sono state assaltate dagli islamisti.

CRISTIANI PERSEGUITATI. La missione cattolica accoglie migliaia di persone nuove ogni settimana e la gente ha paura di lasciarla anche se le loro cose si trovano a pochi metri di distanza. Tutti i cristiani sono identificati con gli “antibalaka” e rischiano la vita se vengono trovati dai ribelli. Le forze dispiegate nel paese dall’Unione Africana e dalle Nazioni Unite non bastano a riportare alla normalità la situazione e tutti nella missione cattolica di Bossangoa hanno una storia da raccontare fatta di familiari uccisi e case distrutte, spesso solo perché cristiani.

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