Nei due racconti brevi “Beltà femminili” e “Lo studente” le sorprendenti (veramente sorprendenti) intuizioni di Čechov su verità e bellezza. E pensare che lui diceva di non credere in Dio
Anton Čechov (1860-1904)
Non so se Anton Čechov si sia mai definito ateo. Solo una volta, mi pare che, almeno fra tutte le cose che ho letto, abbia dichiarato di non credere in Dio. Certamente si definiva laico. Il suo scrivere non aveva finalità – così diceva – ideologiche o religiose. Voleva solo mostrare “l’uomo così com’è, nella sua verità“. Io ho sempre trovato la sua partecipazione alla comune condizione umana commovente. Con la consapevolezza, aggiungo, che senza qualcosa che intervenga da fuori (cosa sia lui non lo dice, o, più verosimilmente, ha pudore a dirlo) niente lo può salvare dalla solitudine cui è condannato. Oggi vorrei proporvi brani di due suoi racconti, Beltà femminili e Lo studente.
Troveremo in essi traccia della domanda che ci accomuna tutti e, sorprendente, veramente sorprendente, una consapevolezza di cosa sia la Chiesa e del suo continuare nel tempo custodendo la presenza di Cristo, oggi difficile da rintracciare, starei per dire, perfino tra le stesse gerarchie ecclesiastiche.
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