Caso Farina. Cari giornalisti di Repubblica, anziché buttare via il tesserino, datelo a me!

Ma lei lo sa, caro direttore, chi prima di lei e del caporedattore del giornale diocesano con cui collaboro ora, si è fidato veramente di me? Renato Farina

Caro direttore, un annetto fa le ho già scritto, non so se lei e i suoi lettori lo ricordate anche se mi fece l’onore di pubblicarmi su tempi.it. All’epoca le scrissi sospinto dall’emozione: nessuno, e dico nessuno, dei vari blog con cui collaboravo voleva pubblicare un coccodrillo per Giulio Andreotti. Non un’elegia, ma neppure un coccodrillo minimamente imparziale. Andreotti era morto ed io, che gli ero affezionato pur senza averlo mai conosciuto, vincolato al silenzio. Così iniziai a battere sulla tastiera e scrissi a Tempi, l’unica testata che sapevo tanto folle da pubblicare la più accorata delle orazioni che un ventenne possa scrivere ad un dinosauro della Prima Repubblica.

Una volta pubblicato quell’articolo mi ripromisi che mai più avrei scritto niente di simile. Per omaggiare un morto mi ero reso antipatico ai vivi che, fino ad allora mi avevano lasciato scrivere e Dio solo sa quanto mi piaccia scrivere. Arrivai pure a rinunciare completamente alla scrittura per alcuni mesi, non avevo più nulla da dire.

Da qualche mese però la passionaccia è risorta, e con timore tento di approcciarmi alla professione più bella del mondo, quella del giornalista. Come Lei, come Montanelli, o forse più umilmente come Lemmon e Matthau in “Prima Pagina”.

Ma lei lo sa, caro direttore, chi prima di lei e del caporedattore del giornale diocesano con cui collaboro ora, si è fidato veramente di me? Renato Farina.

Renato Farina, all’epoca Onorevole della Repubblica, venne a casa mia nella provincia veneta e lasciò che un ragazzino sbarbato presentasse il suo ultimo libro di fronte a tutto il paese. Non solo, ma nei mesi e negli anni successivi mi concesse una quantità enorme di interviste con le quali, non lo nego, si spalancarono le porte dei principali blog di area.

Gianluca, chiedi a Farina… Domanda all’Onorevole… E l’Onorevole Farina rispondeva, si soffermava ad approfondire le questioni più spinose, si sbilanciava in commenti. Anche quando tentai di mettermi in proprio e non avevo nessuna visibilità da offrire continuò a rispondere. Farina non nega se stesso, neppure all’ultima delle penne.

Ora, caro Direttore, spero non se la prenda a male se indirizzo a lei e al suo giornale un’altra lettera a sostegno di quella che per tutti o quasi è una causa persa. Se non si fosse ancora capito, caro Direttore, io le sto scrivendo per Renato Farina. Non per dargli sostegno, manforte, si figuri se può servirgli a qualcosa!

No, caro Direttore, io le scrivo perché sia reso noto ai più che non mi frega nulla se Renato Farina ha collaborato coi servizi segreti. Non mi interessa neppure l’abbiano assolto, anche se dovrebbe. Voglio solo dire che Renato Farina è un grand’uomo, un signore come pochi e questo nessun collega prezzolato può levarglielo ed io continuerò a leggerlo, come ho fatto da sempre, a prescindere da tutto e da tutti.

Un’ultima cosa vorrei dirla a coloro i quali buttano la tessera in terra per rimarcare il loro disprezzo per Renato Farina: datele a me e a quelli come me queste benedette tessere. Prima di sbattere la porta andandovene, rendetevi conto che lì fuori i giornali non si vendono più e la vostra, la nostra, è una professione che sta morendo e ad ucciderla non è Renato Farina. Sarebbe tutto più semplice se bastasse estirpare le betulle per risolvere i problemi della categoria e dell’Italia, ma sappiamo tutti che non servirebbe. Il giornalismo muore perché non c’è più nulla o quasi di sensato da scrivere, dovrebbero saperlo quelli che ora ripudiano l’Ordine altrimenti tanto amato quando si fa lobby protezionista.

Caro direttore, io la ringrazio se mai vorrà pubblicare questa mia lettera o qualche brano di essa e anche per il solo fatto di averla letta

Con affetto, stima e riconoscenza

Gianluca Salmaso