Caru tuttu, bell e brutt, fluidə e non conformə: anche Temp* aderisce alla Carta Arcobaleno
Sia lode all’Odg del Piemonte e al Diversity Editor de La Stampa, l’angelo custode dei lemmi che non feriscono, il guardiano del faro che trasforma la nebbia sabauda in un prisma di tolleranza. Accogliamo con un fremito di gioia inclusiva il nuovo editto: da oggi, ogni parola passerà al setaccio del rispetto plurale. Non scriviamo per informare, scriviamo per abbracciare l’universo in tutta la sua sfaccettata queerness, de-costruendo il pregiudizio un aggettivo alla volta. Perché se la lingua è un muscolo, noi giornalisti lo vogliamo fluido, allenato a flettersi davanti a ogni soggettività non conforme. Pertanto, onde evitare narrazioni patologizzanti o standard binari, ecco una notiziola depurata da ogni scoria cis-eteronormata.
Avvertenza di contenuto (o Content Warning): Il testo sotto riportato contiene elevati livelli di inclusività radicale, schwa terapeutiche e decostruzione sistematica del binarismo. La lettura è consigliata a chiunque desideri aggiornare il proprio vocabolario ai sensi dell’articolo 1 della Carta Arcobaleno che verrà presentata il prossimo 17 maggio al Salone del libro di Torino (e dove se no?)
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Sotto il cielo intersezionale dei Quartieri Spagnoli, laddove il basolato partenopeo si fa passerella di autodeterminazione, la Fondazione FOQUS ha ospitato un momento di altissima densità de-costruttiva. Nell’ambito del Napoli Queer Festival – presidio multidisciplinare di soggettività non conformi – è andata in scena “L’ora delle storie con Priscilla”, una pratica di lettura espansa curata da una “persona drag queen” (al secolo “Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato”, in quanto fedele al proprio nome di elezione) per un’udienza di piccol soggett in divenire.
L’evento, mediato dal Collettivo Favolos* in sinergia con l’etica antispecista di MagnaVeg (perché l’inclusione, si sa, o è totale o è solo un simulacro cis-normativo), ha trasformato l’ascolto di una fiaba in un atto di affermazione di genere precoce. Il leitmotiv? Un radicale ribaltamento dei cromatismi tossici: il rosa si è spogliato della sua funzione ancillare femminile e il celeste ha abdicato alla sua egemonia maschile.
Secondo le fonti qualificate della kermesse, l’incontro ha visto bambinə (utilizziamo la declinazione neutra per non presumere un’identità non ancora autodeterminata) interagire con Priscilla in un clima di assenza totale di trigger traumatici. Nessuna fuga verso le figure genitoriali, spesso portatrici sane di doppi standard etero-patriarcali, ma solo una naturale curiosità verso una persona che ha scelto di abitare un’estetica fluida e vivace.
I promotori, con lodevole sforzo di comunicazione non patologizzante, hanno tenuto a precisare che non si tratta di “indottrinamento” – termine che riecheggia vecchi retaggi clinici e reazionari e pure meloniani – bensì di un’offerta di strumenti per crescere senza i silenzi imposti dalla società cisgender. Priscilla, già pioniera dell’inclusione nei licei (celebre la sua lectio in fucsia e kefiah ad Acerra, accolta con entusiasmo da redazioni consapevoli e Diversity Editor in pectore), ha portato il suo vissuto di persona queer come testimonianza di resistenza intersezionale.
Mentre alcuni esponenti delle istituzioni, ancora ancorati a visioni binarie e potenzialmente misgenderizzanti, invocano “consensi informati” e barriere educative, la rivoluzione pacifica di Priscilla prosegue. Perché, come insegna la mitica Carta Arcobaleno, il mondo non si divide più in maschi e femmine (classificazioni riduttive basate sul mero sesso assegnato alla nascita), ma in una pluralità di esistenze che rivendicano il diritto di essere liber@ di esistere.
In questa stanza dei Quartieri Spagnoli si è dunque celebrato il funerale della grammatica escludente. E l’infanzia, finalmente, non è più costretta nel recinto del “vissero felici e cis-contenti”.
Postill*: Amici di Torino, dove la Mole non è più un simbolo fallico binario ma un’antenna che irradia frequenze d’amore intersezionale, mandate un bacio fluido ai Quartieri Spagnoli. Se da voi splende l’arcobaleno permanente, laggiù a Napoli – lo diciamo con affetto de-colonizzato – non ci sono più “terroni” di una volta, ma solo meridionalit@ resilienti in transizione ecologica e affettiva. Viva Priscilla, viva la schwa, e che il binarismo resti solo un ricordo sbiadito dell’odierna dittatura. Abbracci (consensuali e neutrali) a tuttə.
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