Caro Renzi, perché preferisci il radical chic Rodotà al cattolico popolare Marini?

Incomprensibile il fuoco di sbarramento sul nome di Marini per il Colle. Dal blog di Andrea Tornielli, la difesa di un candidato che viene dal popolo e per questo inviso alle élite illuminate.

Dal blog Sacri Palazzi di Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa, pubblichiamo questo articolo dedicato alle elezioni del nuovo presidente della Repubblica.

Cari amici, mi scuserete se spendo qualche riga per parlare di Franco Marini. Non so se ce la farà a diventare Presidente della Repubblica. Quello che so è che sono rimasto molto colpito – negativamente – dal fuoco di sbarramento sul suo nome che hanno fatto persone che reputavo intelligenti con motivazioni che intelligenti non mi sembrano. Marini è un vecchio sindacalista, che viene dal popolo, che conosce i problemi del lavoro, che ha guidato il PPI per qualche anno e che ha fatto il presidente del Senato. È un rappresentante di quel cattolicesimo sociale e popolare, e dunque inviso alle élite più illuminate.

Siccome il Presidente della Repubblica deve – dovrebbe – essere espressione di un largo consenso delle forze parlamentari, non vedo perché si debba bollare come “inciucio” la scelta del segretario del Pd Bersani di proporre dei nomi a Berlusconi, leader del Pdl. E sinceramente non comprendo le battute al vetriolo su Marini – che non è assimilabile alla “casta” – a cui fanno da contraltare gli sperticati elogi di un altro rispettable ottantenne, Stefano Rodotà, candidato dei grillini, anch’egli con un trascorso parlamentare. Certo, Rodotà gode di molta più buona stampa, piace alla gente che piace, mentre il “lupo marsicano” Marini – così popular e così poco Capalbio – rievoca più i tempi in cui la politica era fatta di contatto diretto con i cittadini. Marini ha anche un altro “peccato originale”, quello di essere cattolico.

Mi ha colpito la battuta di Matteo Renzi, il sindaco di Firenze ora leader dell’opposizione interna al PD, che ieri ha detto: «Ma ve lo immaginate Marini che parla con Obama». L’ho trovata sprezzante. Beh, caro Renzi, io me lo immagino Marini che parla con Obama. E mi immagino pure di vedere te che parli con Obama. Probabilmente Marini, al contrario di te, avrà bisogno di un interprete. Ma non credo che basti saper parlare inglese per trattare a tu per tu con il presidente della grande superpotenza mondiale. E in tutta sincerità, credo che il vecchio sindacalista abruzzese, per la sua storia, saprebbe in grado di tener testa – se necessario – anche al Presidente degli Stati Uniti. Nonostante l’interprete.