Ricostruire un clima di fiducia «dopo decenni di cultura e politica nichilista»; creare le condizioni perché le persone possano esprimersi liberamente, «anche nel trasmettere la vita»; non dire a nessuno «se ci sei o non ci sei, è uguale». La ministra a tutto campo
Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità (foto Ansa)
C’è chi la dipinge come una spaventosa vestale d’altri tempi e chi, nelle redazioni perbene e tra i dogi del progressismo di maniera, ne fa l’idolo polemico perfetto, il bersaglio d’ordinanza contro cui scagliare i soliti, stanchi anatemi sul “ritorno al Medioevo”. Eppure Eugenia Roccella non arretra d’un millimetro. Pasionaria del favor vitae ed eretica custode d’una visione antropologica che a sinistra viene considerata alla stregua d’un tabù, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità vive il proprio mandato come una irriducibile missione di civiltà (e speranza) contro decenni di «politica e cultura nichilista». Per lei non ci sono mediazioni al ribasso sul valore della maternità, né cedimenti di sorta alle chimere dell’utero in affitto o alle lusinghe del paternalismo statale.
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