Caro Gigi, qui siamo ancora al fronte

Di Luca Antelmo
18 Ottobre 2026
Lettera ad Amicone a cinque anni dalla scomparsa. «La tua capacità di non farti mai schiacciare dalle circostanze e di buttare sempre il cuore oltre l'ostacolo è stata una lezione enorme»
Giuliano Ferrara, Gian Micalessin, Davide Prosperi alla presentazione del libro Luigi Amicone, l’anarcoresurrezionalista

Abbiamo chiesto a Luca Antelmo, vicesindaco di Caorle e promotore del Premio giornalistico Luigi Amicone, di scrivere un ricordo del fondatore di Tempi. La Messa per i cinque anni dalla morte sarà celebrata lunedì 19 ottobre ore 19.30 nella chiesa di Santa Gemma, in via Lissoni 16 a Monza.

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Ciao grande Gigi, tra poco compiremo cinque anni senza di te. Usare la parola “assenza” sarebbe sbagliato, perché la tua era – ed è tuttora – una vera e propria “presenza”. Sapessi quanta acqua è passata sotto il ponte di Caorle da allora, e quante cose abbiamo fatto con il pensiero fisso a te!

Sì, proprio come tanti altri amici ti ho pensato spesso. E ti confesso che ti ho anche pregato, chiedendo la tua intercessione soprattutto per il mio – anzi, nostro – impegno in amministrazione. Ma più di tutto ti ho ricordato per la tua fedeltà viscerale al movimento di Comunione e liberazione e ai suoi gesti educativi: la vera sorgente della tua sconfinata libertà, che ti rendeva un uomo autentico e senza filtri persino in un ambiente complesso come quello politico.

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“Luca, sbattiamocene”

Non so se te l’ho mai detto, caro Gigi, ma questa tua unicità mi ha strappato un sorriso più e più volte. Ti ricordi quando passai a trovarti al Meeting di Rimini? Ti stavo sfogando tutta la mia amarezza nel vedere accantonati temi per me decisivi – famiglia, educazione, scuola, diritti – oscurati da quel “politicamente corretto” che sembrava ormai pervadere persino il nostro mondo. Non trovavo corrispondenza, mi sembrava che anche noi, storicamente allergici al pensiero unico, avessimo abbassato l’asticella. E tu? Tu, con la solita ironia, il tuo sorriso sornione e quell’aria beffarda, mi piazzasti lì un tuo classico: «Luca, sbattiamocene i cogl…». Un modo fulminante per ricordarmi, ancora una volta, che la realtà non la governiamo noi. La tua capacità di non farti mai schiacciare dalle circostanze e di buttare sempre il cuore oltre l’ostacolo è stata una lezione enorme.

Luigi Amicone

Un pensiero davvero libero

Per il resto, qui la vita procede bene. Pensa che ci siamo inventati persino un premio giornalistico intitolato a te: il Premio Luigi Amicone. Chissà che cosa ti sarà passato per la testa quando l’hai saputo… minimo ti sarai sganasciato dalle risate dandoci dei pazzi scatenati. Ma d’altra parte, da noi, che cosa ti aspettavi?

La storia di questo premio non te l’ho mai raccontata. Nasce dopo una cena tra amici veneti nel novembre del 2021, poco dopo la mia nomina a vicesindaco di Caorle. Uscii a fumare un toscano insieme a un amico padovano, Enrico Fiorini, che a un certo punto mi fa: «Ma perché non dedichiamo un premio a Gigi?». Era un momento della mia vita in cui mi sentivo un’anima in pena, soffocato dall’impossibilità di “chiamare le cose con il loro nome”. Tutto mi sembrava scivolare verso il basso, ma quella domanda mi ha ridestato.

Aver preso sul serio l’idea di Enrico è stata l’occasione per costruire qualcosa di grande, di bello e spero di utile per tutti. Vedere gli amici di Tempi spendersi per ricostruire un pensiero davvero libero, incontrare così tante persone impegnate nella politica, nel sociale e nella cultura, ascoltare testimonianze profonde e affrontare temi che per il mondo sono “scomodi”… caro Gigi, è stata una boccata d’ossigeno per tutti, ma prima di tutto per me.

Sul serio, ma non troppo

In questi cinque anni molti pensieri e desideri hanno ripreso fiato. Abbiamo incrociato sguardi commossi semplicemente cercando di rispondere a quella domanda di Enrico, che oggi chiede: «E ora che ne sarà di noi?».

Finché ce ne sarà data l’opportunità, lo sai: resteremo qui come soldati al fronte a fare la nostra parte. Tu però, ogni tanto, daccela una bella pacca sulla spalla. Ricordaci che a volte “sbattersene” significa solo non prendersi troppo sul serio, perché per fortuna – Deo Gratias – non siamo noi a fare il mondo.

Con profonda gratitudine e amicizia,

Luca

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