Caro Formigoni, ti sono vicino

Altre lettere indirizzate all’ex governatore lombardo ora in carcere a Bollate

Pubblichiamo di seguito altre lettere giunte in redazione dopo la condanna di Roberto Formigoni. Per scrivere a tempi: redazione@tempi.it. Per scrivere direttamente all’ex governatore lombardo: Carcere di Bollate, via Cristina Belgioioso, 120, 20157 Milano – Italia. Siate intelligenti e prudenti in quel che scrivete nei messaggi. Che siano testimonianze d’affetto, lasciate perdere altre considerazioni. Noi provvederemo ogni mese a mandargli Tempi con una copia dei vostri messaggi. Qui la lettera che ci ha inviato per ringraziare tutti.

Sig. Presidente Roberto Formigoni, buonasera. Lei è stato il miglior presidente della Regione Lombardia. Cordialmente, grazie.
Claudio Malagutti
ex dipendente di Regione Presidenza dal 1987 al 2017

Carissimo Roberto, circa 40 anni fa ci incontrammo insieme al mio prete don Gennaro Farnetano ad uno degli incontri per la creazione del Mp in Italia. E noi pure nella nostra piccola realtà iniziammo quella straordinaria ipotesi politica. Vivemmo una stagione indimenticabile insieme agli altri amici della Regione Campania. Ricordo con particolare emozione la festa al parco della Sacramora a Rimini per la tua elezione al parlamento europeo. Poi la vita continua… incarichi parlamentari, elezioni, Governatore della Regione Lombardia, riforme straordinarie, errori, negligenze, qualche incazzatura, a volte non capivamo, Movimento, Memores… Ora, come sto facendo da anni, continuo a ricordarti nelle mie preghiere quotidiane, ti sono amico oggi ancora più di ieri, esprimendo serenamente e con libertà il mio giudizio sul tuo operato. Coraggio e affidati.
Rino Marotta e gli amici della diocesi di Teggiano-Policastro (Salerno)

Caro Roberto Formigoni, ho 65 anni, ho incontrato Gs nel 1969 e da allora ho condiviso attivamente tutta la “vita pubblica” del Movimento. Il tuo esempio mi richiama al compito della testimonianza, sempre più urgente innanzitutto nella Chiesa. Ti assicuro la mia preghiera quotidiana.
Livio Macchioro

Gent.mo Roberto, questa mia per esprimere la mia sincera ed imperitura gratitudine per quanto ha fatto per la mia famiglia nel campo della scuola e della sanità. Il buono scuola e gli accreditamenti delle strutture ospedaliere private sono state un vero aiuto per una libertà di scelta nel campo dell’educazione  scolastica e della salute. Confido  nel Signore e prego per lei. So che avrebbe detto che solo la Madonna può  salvarla. Anch’io la penso così. Vedrà  che la Madonna le è sempre vicina e la aiuterà ad ottenere qualcosa di bello per il suo futuro. Uniti nella preghiera. 
Sofia Sarti

Caro Roberto, grazie per quello che hai donato a tutti noi: anch’io ho potuto usufruire del modello Lombardo (sono delle Marche) attraverso la bellezza dei seminari della fondazione Europa Civiltà sulla politica da te guidati. Corsi tenuti alla Fiera e più spesso all’Università Cattolica dove si poteva cogliere la profonda unità della prassi politica che intendevi portare avanti.  Quella capacità di fare sintesi fra scienze economiche e sociali e sussidiarietà, fra conoscenza e prassi, chiamando le migliori menti del momento a confrontarsi con giovani e meno giovani per cercare insieme una strada che valorizzasse tutti gli aspetti di ciascuna questione tenendo presente sempre la libertà della persona e dei corpi intermedi. Gli incontri a Riva del Garda con gli amici del centrodestra dove i dibattiti non erano mai costruiti ma dove la base esprimeva sinceramente le difficoltà del proprio vissuto senza peli sulla lingua e soggezione anche nei confronti degli esponenti nazionali dei vari partiti. Quanto bene è circolato in quegli incontri. Quanta saggezza si è messa in gioco per il bene comune! Quando ho appreso che eri stato condannato, oltre il dispiacere per vedere un amico stimato trattato così, mi è venuta in mente la frase di Gesù a Pietro: «In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Sono convinto, anche se può sembrare assurdo, che in questo tratto della tua storia ci sia una predilezione e un disegno buono che chiede a te un sacrificio enorme, ma servirà, non so come, il bene della politica italiana che attende una resurrezione. Tu continua a servire il tuo popolo, anche da dietro le sbarre di una prigione perché alla fine il vero potere è l’amore alla persona: questa nuova forma di testimonianza che ti è chiesta rende attuale, nella tua persona, un libro che è stato il faro per tanti di noi: il Potere dei senza potere di Vaclav Havel. Ti sono vicino con la preghiera.
Alfredo Sparaventi

Caro Roberto, mi chiamo Francesco e vivo a Bologna dal 1971 quando ci arrivai per iniziare l’università. Nei primi mesi incontrai il movimento ed abbracciai la fede iniziando una esperienza di grazia in cui sono rimasto. Sin da quegli anni ti conobbi per “fama” e da allora continuai a seguire con ammirazione e interesse il tuo lavoro in politica: dal Movimento Popolare, via via lungo tutta la tua carriera fino agli anni della tua presidenza in Regione Lombardia e anche dopo. Per questo mi son permesso di iniziare con “caro” perché, pur non conoscendoti personalmente, sei sempre stato un amico a cui mi sono affezionato ed un testimone per la concretezza e la positività della tua azione e dei risultati che sono sempre stati e sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Sei stato un esempio di come l’esperienza di fede possa incidere concretamente nella realtà per il bene di tutti e devo dire che lo sei ancor di più adesso che vedo (o forse sarebbe meglio dire “intravedo”, in particolare attraverso la lettera che ci hai mandato attraverso Tempi) la pace e l’equilibrio con cui stai affrontando l’esperienza del carcere. La perdita della tua libertà mi ha addolorato dal primo momento e mi addolora ogni giorno quando ti penso e prego per te con la mia famiglia. Non riesco ad immaginare cosa comporti concretamente nella tua vita di tutti i giorni questa croce che ti è data ma, per quello che ho appena scritto e per la compagnia concreta in cui sei abbracciato, so che non è una illusione consolatoria la speranza che tu possa continuare a vivere questa esperienza dolorosa crescendo nella libertà e nella fede essendo così “spettacolo” a te stesso e a chi hai in intorno. Per questo preghiamo per te tutti i giorni. Mi permetto di abbracciarti in amicizia.
Francesco Federico

Caro Roberto, da giovane matricola agli inizi degli anni Ottanta partecipavo ad una manifestazione in quel di Milano, non ricordo più quale fosse.
Ricordo invece benissimo che venimmo circondati da un manipolo di truppe “democratiche” che intendevano impedirci di manifestare. Casualmente in quella circostanza mi trovavo vicino a te che conoscevo di vista come giovane promettente politico, molto bravo soprattutto con le parole. Ciò che non sapevo ancora e che scoprii quel giorno, era come fossi molto bravo anche con altri argomenti e lo capii quando uno dei “democratici” più scalmanati tentò di affrontarti mettendola sul piano fisico. Mi piace oggi ricordare questo episodio, molto meno importante di tante altre testimonianze che vennero successivamente da parte tua, perché apparteniamo ad una storia che insegna a rischiare per diventare grandi.
Un abbraccio
Fabio Carella

Caro Roberto, siamo un gruppo di amici che si sono ritrovati ad approfondire le vicende che ti hanno portato a vivere oggi la condizione di recluso, con l’intento di capire come il nostro cammino di fede, personale e comunitario, possa fare un passo avanti verso il comune traguardo che è l’abbraccio con Dio Padre. Nell’occasione abbiamo pregato per la nostra conversione e per chiedere alla Madonna che ti accompagni in questo Calvario, in vista della Resurrezione. Siamo certi che la tua sofferenza sarà feconda di insperati frutti per te, il popolo cristiano e l’intera comunità civile. Ti abbracciamo e ti esprimiamo la nostra vicinanza umana e spirituale.
Pino e Maria, Paolo e Rosanna, Guido e Carla, Francesco e Maria Rita, Bruno e Elena, Nadia, Pina, Carlo, Manuel

Caro Roberto, se tu avessi ucciso selvaggiamente Donna Lombardia avresti potuto invocare la tempesta emotiva e i giudici sarebbero stati comprensivi con te. Ma tu l’hai trattata bene, Donna Lombardia. Per 18 anni le sei stato fedele, sei stato premuroso, attento ai suoi molti bisogni e sempre vicino… tranne per qualche tuffo, in qualche mare, d’estate… L’hai resa più bella, l’hai vezzeggiata come si fa con la donna del cuore, l’hai vestita con abiti preziosi e le hai dedicato i tuoi giorni e le tue notti. Hai creduto al suo cuore di donna grande e l’hai resa sempre più capace di andare incontro alle tante necessità dei suoi figli. Caro Roberto, Donna Lombardia ti ringrazia e ti ama. Il suo amore è più forte dei don Rodrighi e gli Azzeccagarburgli che temporaneamente ti hanno allontanato da lei.
Donatella Biella