Lettere per Formigoni (e come fare a scrivergli)

Pubblichiamo alcune delle lettere giunte in redazione. Per scrivergli basta mandare dei messaggi all’indirizzo del carcere

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Qui di seguito pubblichiamo alcune delle lettere giunte in redazione dopo la condanna a 5 anni e 10 mesi di Roberto Formigoni. Per scrivere a Tempi: redazione@tempi.it. Per scrivere a Formigoni, basta inviare delle lettere o delle cartoline all’indirizzo del carcere di Bollate (Via Cristina Belgioioso, 120
20157 Milano – Italia). Siate intelligenti e prudenti in quel che scrivete nei messaggi. Che siano testimonianze d’affetto, lasciate perdere altre considerazioni. Noi provvederemo ogni mese a mandargli 
Tempi con una copia dei vostri messaggi.

Buonasera, leggendo l’articolo di oggi su Formigoni… mi sono sentita perfettamente in linea con voi. L’ho sempre votato e, poi, difeso credendo nella sua innocenza. Mi fa piacere sapere che proprio oggi, che è iniziata una sua personale grande e dolorosa esperienza, don Giussani lo segua e abbracci dal Cielo. Come posso fare per fare sentire la mia vicinanza fraterna a Roberto? Una lettera? Abito vicinissima al carcere… quasi quasi la recapito a mano… Se avete idee al riguardo… condividetele con noi lettori.
Aurora Fiorani

Grazie perché avete scritto subito e quello che c’era da dire… Ora, vi chiedo: come “raggiungere” Roberto Formigoni per fargli sentire che gli siamo vicini? Avete la possibilità di farci avere un indirizzo (posta elettronica, posta fisica) al quale poterlo raggiungere? Grazie! A.M.D.G.
Giusy Caronni

Vorrei poter trasmettere la mia solidarietà al presidente Formigoni: coraggio Presidente, è tanta la gente comune che prega per lei. Abbia fede: il tempo è galantuomo.
Flavia Basso

Carissimi amici della redazione di Tempi, come possiamo far sentire a Formigoni, fratello nella fede, che gli siamo vicini e preghiamo per lui? Grazie! Fateci sapere, grazie mille per il vostro articolo. Una parola umana in un disastro! Cari saluti. 
Daniela Salvetto vs abbonata per sempre 

Siano accordati immediatamente gli arresti domiciliari a Roberto Formigoni che ha pressapoco la stessa età dei genitori di Renzi! Che cosa sono queste discriminazioni? Che cosa significa calcare la mano su chi, pur tra innegabili errori, ha fatto della sanità Lombarda l’eccellenza che Roma e il resto d’Italia si sognano? Che Paese siamo? C’è la gara su chi e più antinazionale…
Pietro Ferretti

Dopo 40 anni di lavoro in sanità con vari incarichi fino a diventare direttore di struttura ospedaliera complessa, posso affermare che la sanità migliore è stata quella a guida Formigoni, basta vedere gli ospedali pubblici fatti sotto il suo periodo di governatore!
Camillo Schianta

Posso suggerire di fare un servizio sui carcerati ultrasettantenni? Da una rapida ricerca risultano essere 800 in Italia, di cui una settantina in Lazio (compreso un ottantenne). Se poi si potesse conoscere il loro tipo di condanna avremmo una riprova dell’accanimento riservato a Roberto Formigoni.
Giancarlo Mara

Ho letto e apprezzato moltissimo le considerazioni che Emanuele Boffi fa sul caso Formigoni. Vi sarei grato per portarmi a conoscenza dell’indirizzo o in quale modo far arrivare a Roberto Formigoni il mio sostegno. Non ho avuto mai modo di votarlo, ma da sempre ho apprezzato il suo modo di governare e la sua condotta morale. Grazie.
Fabio Ghia

Se Roberto Formigoni è l’unico responsabile di delibere regionali approvate, allora Roberto Formigoni è anche l’unica persona alla quale devo dire GRAZIE per aver permesso ai miei figli di poter frequentare scuole paritarie con l’introduzione del buono scuola. GRAZIE ROBERTO.
Fabrizio Pojani 

Prego perché Roberto Formigoni abbia il Dono di comprendere e vivere questo passaggio della sua vita come Grazia, come purificazione per la sua vita e come occasione di testimonianza. Un piccolo sintomo potrebbe essere la coincidenza con l’anniversario della morte di don Giussani. Se fosse possibile vorrei che Roberto si rileggesse e meditasse Filippesi 4, 4-7. Grazie.
Don Lino Capriotti

Non sarà una sentenza (che occorre rispettare, ca va sans dire!) a far venir meno la mia stima per Roberto Formigoni. Non sono sua amica personale, ma ideale e lo sono diventata vedendo il suo operato per la Lombardia e quindi per l’Italia tutta. Sono certa che Roberto Formigoni ha in sé ogni ricchezza che lo aiuterà in questo momento, ma sappia che sarà nei  pensieri e nella preghiera miei e, ne sono sicura, di tanti e tanti.
Cristina Tamassia

Oggi ho una persona in più per cui pregare; forza Roberto, ti vogliamo bene!
Adriano Ballabio

Cari amici, gli eventi  di questi ultimi giorni mi lasciano sconfortata e costernata. Tra le altre, sto anche pensando alla notizia riguardante l’annullamento della legge che in Lombardia, grazie a Formigoni,  prevedeva il seppellimento dei bambini abortiti, che adesso non è più obbligatorio. Mi chiedo dove vengano messi questi corpicini: in pattumiera, nell’umido ecologicamente corretto? Oppure vanno nell’inceneritore? 
Cosa accade allora di diverso da quello che succedeva nei campi di Auschwitz? “Non è difficile essere come loro” dice una canzone di Chieffo, attuale anche in questo specifico significato… Grazie del vostro lavoro.
Anna Manara

Cari amici, ho appreso con delusione e rammarico la conferma della condanna al carcere per Roberto Formigoni. Io non ho una conoscenza diretta di Roberto.  L’ho conosciuto “da lontano” seguendolo ai tempi “del Pime” e del Movimento Popolare. Io vorrei testimoniare di essere suo amico. Amico tra coloro che come me si sentono di essere a lui vicino. Amici della verità e amici grati per ciò che ha donato alla collettività. Immagino che prova questa possa essere per lui. Mi chiedevo se è possibile fare a lui visita. Magari con altri amici. Se fosse possibile mi piacerebbe. Ma non vorrei essere né invadente e neppure indelicato. Dove posso cercare qualche indicazione? Grazie. Ciao.
Giovanni Manni

Per favore, come fare per testimoniare a Formigoni la nostra solidarietà? Grazie.
Antonio e Teresa Mignozzetti

Un amico americano mi spiega che nel nostro tempo il primo nemico da combattere nell’educare i giovani è la tentazione di preservarli dal rischio che nasce dall’incontro con quello che è altro da loro. Soprattutto nella fase della vita che va dagli 8 ai 15 anni, quella fase definita delle “prime volte”, perché per la prima volta un ragazzo deve confrontarsi in modo diretto con il mondo esterno cercando soluzioni agli imprevisti: all’autobus perso, al telefono da ricaricare, al primo innamoramento che non va come si sognava. Proprio lì, noi adulti facciamo il possibile per evitare ai figli l’esperienza del dolore che deriva dal trovarsi davanti ad esiti che non sono nelle nostre mani. C’è addirittura una serie su Netflix che descrive questa dinamica immaginando – speriamo solo immaginandolo – un software da impiantare negli adolescenti grazie al quale i genitori possono evitare ai ragazzi qualsiasi forma di stress, oscurando la realtà quando questa sembra uscire dai binari (Black Mirror – Arkangel). Oggi mia figlia, ai campionati studenteschi di atletica, ha fatto squalificare la propria squadra per invasione di corsia durante la staffetta. Avrei voluto allargagliela io, non lo nascondo, quella maledetta linea che l’ha tradita, ma non avevo nessun dispositivo tecnologico che me lo consentisse e Anna, per una frazione di secondo, l’ha oltrepassata. Cosa dire per poterla consolare? Forse che non c’è proprio niente da consolare. Cara Anna, non posso spostare le righe, non posso togliere le tue lacrime che è giusto che tu adesso pianga, perché quando la realtà fa male, piangere è il nostro modo di dirle che non possiamo fare a meno di lei. Posso solo stare accanto a te, per aiutarti a vedere come questo passo falso non sia lì per eliminarti dalla vita, ma per divenire un nuovo e misterioso passo in avanti per scoprire chi sei tu e chi sono i campioni che piacciono tanto a te e che, a loro volta, costruiscono i loro record anche attraverso le cadute che non vorrebbero. Lo sbaglio, le caduta, il rischio –  quelli che vengono da fuori come quelli nostri – sono parte del gioco, come la responsabilità che ne deriva. Ma la vera responsabilità è comprendere che siamo più di tutto questo, che non siamo né il nostro errore, né la nostra vittoria, che il nostro cammino è pieno di cadute e di qualche successo e che tutto serve grandiosamente alla costruzione della nostra persona. Che non c’è responsabilità senza libertà, per fortuna siamo nati liberi. Questo dovremmo imparare: non tanto a fare i conti con il pericolo, ma con la nostra libertà.
Nello stesso giorno mi raggiunge la notizia della condanna definitiva di Roberto Formigoni. Anche lui, forse, avrà invaso qualche corsia e so per certo che non si possono cancellare le sentenze, così come non si possono cancellare gli errori commessi. 
E capisco che per lui, come per Anna vale lo stesso principio, perché è la stessa cosa che vale per me che ho sempre creduto nel talento di Anna e in quello di Formigoni. Allora forza, Anna, forza Roberto e forza Alessandro, perché i nostri passi, corretti o sbagliati che siano, non definiscono la nostra grandezza, ma sono sempre passi in avanti per scoprire ogni giorno di più che siamo amati, come ci ha prepotentemente richiamato con la sua vita don Giussani di cui oggi, in questo giorno di cadute e di ginocchia sbucciate, facciamo memoria.
Alessandro Vergni

In merito alla sentenza Formigoni, invito i magistrati – se hanno ancora coerenza e dignità – in considerazione “del colossale sistema di truffa nella sanità” che avrebbe penalizzato il Servizio Sanitario a rivolgersi alle strutture di altre regioni (in Campania ti forniscono anche le formiche nel letto o in Sicilia dove aspetti tre anni per una Tac), dove i cittadini ed i propri bisogni sono sempre al centro degli interessi della PPAA. Ed a Roberto, vorrei dire che io personalmente sono contento di avere fatto militanza e sostegno della sua attività politica. E grazie per avere permesso la frequenza ai miei figli di valide scuole paritarie, in virtù del Buono Scuola.
Mauro Comizzoli

Io non rinnego la nostra storia, non sono ex formigoniano ma amico di Roberto che non è un corrotto: la storia lo dice! Con affetto e vicinanza.
Enzo Bezzi

Ho pensato di far arrivare, tramite il vs giornale, un pensiero di stima e vicinanza a Roberto Formigoni, consapevole che l’ingiustizia subita sia mitigata dalla certezza di aver svolto il suo compito per il bene. La fede e l’unità nel comune cammino sia di conforto. In comunione.
Antonio Zangari

Sono giorni umilianti per la Giustizia e il Buon Governo, quindi per noi cittadini lombardi. Siccome le opere fatte dalle varie amministrazioni Formigoni sono lì che parlano da sole, ho pensato che sarebbe bello che, almeno da noi e tra noi estimatori, come omaggio a questa esperienza riformatrice, venisse soprannominata “Palazzo Formigoni” la spettacolare sede regionale lombarda, premiata dal Council of Tall Buildings and Urban Habitat di Chicago come miglior grattacielo d’Europa per il 2012, per il design, la sostenibilità e l’innovazione. Non sono “ciellino”, solo un elettore non pentito di Formigoni, che in questo momento vuole dichiarare la propria riconoscenza a tutte le amministrazioni guidate da Formigoni.
Enrico Ventura

Chiar.mo direttore, mi permetta alcune considerazioni riguardo alla vicenda che vede Roberto Formigoni condannato dalla Corte di Cassazione ad una pena detentiva da scontare in carcere. L’uso delle parole deve essere sempre attento e corretto, in casi come questo ancora di più! È sbagliato, gravemente sbagliato, affermare che “non Lei non rispetta la sentenza”, non è consentito a nessuno di non rispettare una sentenza in qualsiasi grado pronunciata! Dovrebbe dire, se comprendo il suo pensiero, che Lei non condivide la sentenza; che Lei critica la sentenza, che Lei critica i giudici che hanno pronunciato quella sentenza. Come Lei sa bene, le sentenze sono tutte appellabili o rivedibili tanto in Italia che, ove ciò non bastasse, in Europa. Questo processo e le sentenze di primo e secondo grado di cui sono note le motivazioni dei collegi giudicanti, sono evidentemente privi del fondamento giuridico indispensabile per pronunciare una condanna: la prova del delitto. Si tratta di processi indiziari in cui si deduce la colpevolezza senza dimostrarla. Altre deduzioni da altri ragionamenti potrebbero dedurre tranquillamente la non colpevolezza. Ma nel nostro ordinamento, questo genere di sentenze, oltre che impossibili, dovrebbero costituire elemento per indagare i magistrati che le hanno pronunciate e sottoporli (quantomeno) a procedimento disciplinare. Per la sentenza della Cassazione, potrebbe dirsi la stessa cosa ma prima occorrerà leggere come i giudici della Suprema Corte hanno argomentato, cioè se hanno spiegato si quali prove si basa una così grave condanna. Mi ritengo amico di Roberto Formigoni ed oggi lo dico pubblicamente mentre, quando era “potente”, sarebbe stata mal compresa una simile dichiarazione. Agli amici di Tempi, invece, vorrei rivolgere la preghiera di fare più attenzione e piegarsi ad uno studio più attento degli atti giudiziari prima di affrontare simili argomenti. La situazione di responsabilità (o meglio irresponsabilità) della magistratura in materia di applicazione della Legge e amministrazione della giustizia è una questione ormai improcrastinabile. Continuare ad affrontarla con la superficialità usata sino ad oggi, consente a questo obbrobrio giudiziario di passare senza conseguenze per chi lo ha determinato. In ultimo, non è la fantasia a suggerire come vivere l’amicizia con Roberto: è il nostro cuore, vivo e presente grazie alla testimonianza ed all’amicizia di Don Giussani.
Nicola Piccenna

Foto Ansa

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