Cari ambientalisti, prima di combattere i cambiamenti climatici, imparate a buttare i rifiuti nel cestino

Migliaia di attivisti che hanno marciato domenica a New York contro l’inquinamento hanno lasciato tonnellate di sporcizia per le strade

I paladini di Madre Natura lottano contro il cambiamento climatico, per la salvezza degli orsi polari e della foresta amazzonica, ma sono incapaci di buttare la spazzatura nel cestino. Quanto emerge dalle immagini di New York, reduce dalla marcia domenicale contro il “cambiamento climatico”, non lascia scampo ai centomila attivisti che si sono riuniti a Manhattan per chiedere ai leader mondiali, in questi giorni riuniti all’Onu per discutere di ambiente, una società più ecologica. Hamburger avanzati, lattine, bicchieri vuoti, polistirolo e cartelloni abbandonati sui marciapiedi. Le foto, scattate da giornalisti conservatori e da cittadini newyorkesi indignati, sono l’impietosa dimostrazione che non basta marciare con gli apache, Greenpeace, con star come Leonardo Di Caprio e l’ex vicepresidente Al Gore, per avere un mondo più pulito. Per ora, anzi, gli ambientalisti lo hanno lasciato un più sporco, trasformando le strade della Grande Mela in una pattumiera.

asdIPOCRISIA VERDE. I media americani conservatori li hanno già bollati: sporcaccioni ipocriti. Non ci è voluto molto. D’altronde se a dare l’esempio di ecologismo è l’ex vicepresidente Al Gore, che ha abbandonato in suv la manifestazione contro le emissioni di gas serra, è difficile aspettarsi molta coerenza dagli attivisti meno noti e dalle altre star della manifestazione.
Un esempio? Robert Kennedy jr. L’avvocato delle cause ambientaliste, erede della nota dinastia, durante la manifestazione ha perso la pazienza alle domande impertinenti di Michelle Fields, una giornalista americana di Pj media, che gli chiedeva di rendere conto delle sue «personali emissioni». «Ha intenzione di restituire il cellulare? Ha intenzione di dare via la sua automobile? Ha intenzione di dare l’esempio?», ha chiesto Fields. Domande che Kennedy non ha incassato nel modo migliore. «No. Non darò l’esempio», ha risposto, rubandole il microfono. Il multi-miliardario ha poi dichiarato che non bisogna sacrificare la qualità della vita per l’ambiente. In perfetta sintonia con lo spirito di una manifestanti che lasciano la sporcizia per strada, ma sono in prima linea contro i grandi mali che affliggono la terra, Kennedy ha declassato i suoi comfort inquinanti a banalità, intimando invece alla giornalista di occuparsi dei big del petrolio che «sovvertono la nostra democrazia, corrompono i politici, fermano le agenzie che ci proteggono dall’inquinamento, e distruggono la democrazia locale a tutti i livelli».

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LEO CONTRO LA SCIENZA. Leonardo Di Caprio, di recente nominato “Messaggero di pace” delle Nazione Unite, è il volto della battaglia ambientalista contro il global warming. L’attore non solo era presente alla manifestazione newyorkese, ma ha anche prestato la sua voce per una serie di documentari sul cambiamento climatico. Protagoniste della serie sono alcune comunità di ecologisti che si sono organizzati per contrastare l’apocalisse del surriscaldamento terrestre. L’azione umana è rappresentata su questi documentari ambientalisti da un mostro metallico che si nutre di petrolio e sparge veleno nero sulla terra. Un evidente tentativo di spaventare gli spettatori che però non piace alla comunità scientifica.
In un articolo apparso settimana scorsa sul New York Post, Tom Harris, direttore del Climate Science Coalition, e il professor Bob Carter, direttore della School of Earth Sciences della James Cook University, hanno attaccato la campagna mediatica dell’attore di Hollywood accusandolo di prestarsi a un catastrofismo ambientalista che danneggia la terra più di quanto non facciano i fumi delle raffinerie. «Di Caprio è un attore – sottolineano – non uno scienziato». «Allo stato attuale – proseguono – non c’è alcuna prova che il diossido di carbonio generato dalle attività umane stia causando un catastrofico cambiamento climatico». «Il sommario dei report delle Commissione delle Nazioni Unite sui cambiamenti del clima continua sì a dare l’allarme, ma – notano – quel sommario è scritto da politici».

BUTTATI VIA MILIARDI. I due detrattori del catastrofismo ambientalista, di cui i documentari di Di Caprio sono solo un esempio, ricordano che, secondo le rilevazioni satellitari, il “global warming” si è arrestato alla fine degli anni ’90, proprio quando le emissioni di co2 aumentavano drasticamente, e che, oggi, le calotte polari sono più estese del 1979. Hanno poi ricordato alcuni studi (Ipcc 2012 e Nipcc 2013) che dimostrano che  «non vi è stato alcun aumento significativo di eventi metereologici estremi in epoca moderna». Nonostante quello che è noto alla scienza, denunciano Harris e Carter, la politica investe moltissimo su questa battaglia. «I costi di alimentazione del “mostro” del cambiamento climatico sono impressionanti. Secondo il Congressional Research Service – osservano Harris e Carter -, fra il 2001 e il 2014 il governo degli Stati Uniti ha speso 131 miliardi in progetti destinati alla lotta contro i cambiamenti climatici, e 176 miliardi per le iniziative anti-Co2».