Caos Libia. Tobruk ci accusa di «invasione», a Tripoli devastano il cimitero italiano

Teraz distruzione per la necropoli di Hammangi. Sullo sfondo, i negoziati tra i Parlamenti rivali portati avanti dal mediatore Onu Bernardino Léon, che tra pochi giorni sarà sostituito

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Da Tripoli e Tobruk arrivano due attacchi all’Italia. Le due città della Libia, sedi rispettivamente del Parlamento islamista e di quello riconosciuto dalla comunità internazionale, sono state al centro ieri di un’offensiva verbale e non solo.

CIMITERO ITALIANO. A Tripoli per la terza volta è stato vandalizzato il cimitero italiano. Il complesso costruito nel 1954, che contiene i resti di ottomila italiani, era stato completamente restaurato dopo gli accordi raggiunti tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi. Durante la rivoluzione, è stato danneggiato una volta nel 2011 e poi di nuovo nel 2014, quando fu ucciso anche il guardiano egiziano.
Oggi che gli italiani a Tripoli si possono contare sulle dita di due mani, qualcuno è tornato a distruggere il cimitero di Hammangi. La devastazione potrebbe essere opera di estremisti, ma la notizia avrebbe anche un significato politico: l’Italia infatti è più propensa a sostenere il governo di Tobruk all’interno dei negoziati con Tripoli, guidati dal mediatore Onu Bernardino Léon, per formare un governo di unità nazionale.

«L’ITALIA CI INVADE». Ma sabato sera anche Tobruk si è fatta sentire contro Roma, annunciando che «navi italiane vicino a Bengasi si dirigono verso la costa a Derna» e chiedendo ai cittadini di «prendere le vostre armi e correre sulle spiagge» perché «dobbiamo combattere una nuova invasione». Il ministero della Difesa italiano ha subito risposto alle accuse libiche, dichiarando che c’è solo una nave, «non tre», che si avvicina alle acque territoriali libiche, la portaerei Cavour, e che è sempre rimasta in acque internazionali, come previsto dalla missione dell’Unione Europea di contrasto al traffico di esseri umani.

LA TRATTATIVA. Secondo gli esperti, le dichiarazioni false sulle navi nostrane sarebbero state ordinate dal generale dell’esercito di Tobruk Khalifa Haftar. Questi, sostenuto con forza dall’Egitto, vorrebbe impedire al primo ministro Abdullah al-Thinni di firmare il piano di mediazione dell’Onu, che non prevede Haftar alla guida dell’esercito unificato della Libia. Tra pochi giorni, il mediatore Léon sarà sostituito da un collega tedesco e allora le trattative dovranno ricominciare. Probabilmente, Haftar vuole far rimanere la situazione in stallo fino a quel giorno e per questo cerca di alzare la tensione. L’ennesima cattiva notizia per l’Onu e per l’Italia.

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