L’Ontario vuole cancellare l’obiezione di coscienza per i medici. Con un sondaggio online

Il College of Physicians and Surgeons vuole rivedere il codice deontologico della professione medica nella provincia e chiede il parere del pubblico via internet. Dopo mesi di campagna mediatica, il risultato è scontato

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Il College of Physicians and Surgeons dell’Ontario (Cpso), l’organo governativo che regola l’esercizio pubblico della professione medica nella provincia canadese, sta rivedendo le sue “linee guida sui diritti umani”, comprese le norme sull’obiezione di coscienza. Allo scopo, l’organizzazione ha chiesto al pubblico di esprimere la propria opinione attraverso una consultazione online.

IL CASO «IMBARAZZANTE». L’indagine segue a una campagna mediatica cominciata lo scorso ottobre con il caso di Kate Desjardins, una 25enne che si è recata in un ambulatorio di Ottawa per farsi prescrivere la pillola del giorno dopo, ma si è trovata davanti un medico, Edmond Kyrillos, cattolico praticante, che invece di accontentarla le ha consegnato una nota in cui spiegava che «a motivo delle mie convinzioni mediche, così come di questioni etiche professionali e di valori religiosi, fornisco solo una forma di regolazione delle nascite, i metodi naturali». La donna di conseguenza si è dovuta rivolgere a un altro ambulatorio, a qualche centinaio di metri di distanza, dove ha ottenuto la pillola che voleva, ma ha voluto ugualmente denunciare il sistema sanitario per il fastidio. «Mi sono quasi sentita come se stessi facendo qualcosa di sbagliato. Mi ha fatto sentire davvero in imbarazzo dover uscire davanti ad altre persone a causa di una cosa che qualcun altro ritiene vergognosa e sbagliata».

IL 67 PER CENTO CONTRO LA LIBERTÀ. A partire da questa vicenda i giornali si sono messi a spaventare i lettori domandando cosa sarebbe successo alla donna se fosse stata residente in un piccolo paese dove l’unico medico fosse stato il cattolico Kyrillos. Casualmente tralasciando il fatto che l’attuale politica sanitaria dell’Ontario già obbliga i medici a trattare i pazienti che non hanno altri professionisti a cui rivolgersi.
Fatto sta che una delle domande poste agli interessati nel sondaggio online del College of Physicians and Surgeons recita così: «Pensa che sia giusto che un medico possa rifiutarsi di fornire un trattamento o una procedura perché in conflitto con il suo credo religioso o morale?». Dopo otto mesi di campagna mediatica, il 67 per cento dei 9 mila che hanno risposto alla consultazione hanno risposto “no”.

«FUORI LE VISIONI PERSONALI». Del resto già nel 2008, dopo l’ultima revisione delle linee guida del Cpso che ammettevano ancora l’obiezione di coscienza, la Commissione dei diritti umani dell’Ontario aveva commentato in questo modo: «La nostra posizione è che i medici, in quanto fornitori di servizi che non hanno una natura religiosa, quando forniscono cure mediche devono essenzialmente “tenere fuori dalla porta le loro convinzioni personali”».

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