Cambiamenti climatici. La cosa più rivoluzionaria della conferenza di New York è il codino di Leonardo DiCaprio

Non solo il summit è fatto per discutere, e non per decidere qualcosa, ma i paesi che emettono più Co2 al mondo (Cina, India, Russia, Giappone) hanno deciso di disertarlo, rendendolo buono solo per le sfilate vip

Oggi circa 120 capi di Stato del mondo si riuniscono a New York per parlare dei cambiamenti climatici. Chi prenderà la parola, lo farà in un’atmosfera galvanizzata dopo che due giorni fa sono sfilate per le vie della Grande Mela, dicono gli organizzatori, 310 mila persone nella “Marcia per il clima”. La manifestazione è stata un successo senza precedenti: una carrellata di vip, dal nuovo “messaggero di pace” dell’Onu Leonardo DiCaprio all’immancabile Al Gore, e un carrozzone di diverse sensibilità, dai vegani ai “No Fracking” ad Anonymous, hanno sfilato seguendo il grido di battaglia di Ban Ki-moon: «È tempo di agire!».

COME COPENAGHEN. Peccato che la determinazione di queste parole e l’entusiasmo della folla non troveranno alcun riscontro nei fatti e nelle azioni che i paesi dovrebbero prendere come risultato di questo evento per combattere il global warming. La conferenza infatti sarà solo un insieme di discorsi il cui scopo non è di decidere qualcosa ma di prepararsi a decidere qualcosa. Sarà a Parigi, l’anno prossimo, che forse verranno intraprese nuove politiche. Non a caso sei anni fa, a Copenaghen, in una conferenza simile a quella odierna, non successe assolutamente nulla, anche se tutti sapevano che «è tempo di agire».

SUMMIT INUTILE. Ma anche se questa volta si decidesse davvero qualcosa, sarebbe comunque inutile. Al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite oggi ci sarà l’Italia, l’Arabia Saudita, il padrone di casa Barack Obama e un centinaio di altri capi di Stato ma mancheranno quelli che contano. Non ci sarà ad esempio Xi Jinping, il presidente della Cina, paese che detiene il record di emissioni di Co2, le quali superano quelle di Stati Uniti e Unione europea messe insieme.

MANCA LA CINA. L’obiettivo stilato dagli esperti è contenere il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Secondo le stime, non sempre attendibili, per raggiungerlo il mondo si può permettere di emettere solo altri 1200 miliardi di tonnellate di Co2 da qui alla fine del secolo. Ma a questo ritmo, ci metteremmo 30 anni a raggiungere i 2 gradi e nei 60 successivi supereremmo abbondantemente la soglia. La Cina da sola, per fare un esempio, emette 10,4 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno.

E ANCHE TUTTI GLI ALTRI. Basta fare un rapido calcolo per capire perché l’assenza di Pechino alla conferenza di oggi significa a priori il fallimento della conferenza stessa e della sua auspicata rivoluzione. Se poi si aggiunge che il summit è stato snobbato anche da India, terza in classifica per emissioni, Russia, quarta in classifica, e Giappone, quinta in classifica, si capisce che la cosa più rivoluzionaria di questa mobilitazione globale è l’elegante codino di DiCaprio.