California. Così la legge (già bocciata) sul suicidio assistito è passata senza dibattito. E ora «i poveri non avranno “scelta”»

La norma respinta dal parlamento a luglio è stata introdotta a sorpresa durante una sessione straordinaria e approvata «in fretta e furia»

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Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità 800 mila persone ogni anno si tolgono la vita. Poiché «prevenire il suicidio è un imperativo globale», l’Oms ha fissato nel 10 settembre la Giornata mondiale per la prevenzione dei suicidio. Finita la giornata di sensibilizzazione, il giorno seguente, l’11 settembre, lo Stato della California ha legalizzato il suicidio assistito.

SESSIONE SPECIALE. Una legge identica a quella approvata, ritagliata sul modello della norma già in vigore in Oregon, era stata bocciata dal Parlamento della California a inizio luglio. Gli stessi deputati che l’avevano proposta, delusi, avevano affermato che se ne sarebbe riparlato non prima del 2016. Invece, a sorpresa, è stata convocata una sessione speciale per parlare dei costi della sanità e tra le diverse proposte è stata introdotta anche la legge già bocciata sul suicidio assistito.

«TUTTO IN FRETTA E FURIA». Come ha osservato in una nota l’arcivescovo di Los Angeles, José Gómez, «il Parlamento ha deciso di fare tutto in fretta e furia e la legge è passata in meno di tre settimane, dopo appena due sessioni. Di conseguenza, i parlamentari non avuto neanche la possibilità di considerare in profondità temi importanti come il fine vita». Il 9 settembre, infatti, la Camera ha approvato l’eutanasia passiva con 44 voti contro 35 e appena due giorni dopo il Senato ha fatto lo stesso con 23 voti contro 14.

«POVERI NON HANNO SCELTA». «Sono profondamente preoccupato dalla decisione della California di permettere ai dottori di aiutare i loro pazienti a uccidersi», ha continuato monsignor Gómez. «La legge non legalizza “l’aiuto nel momento della morte” ma autorizza un dottore a scrivere una prescrizione con l’obiettivo dichiarato di uccidere un altro essere umano». Si parla tanto di scelta ma «i più poveri non avranno “scelta”».

IL SUICIDIO È ECONOMICO. L’arcivescovo non parla per sentito dire. Ha fatto scalpore in Oregon, Stato pioniere del suicidio assistito dal 1997, il caso di Barbara Wagner, paziente malata di cancro la cui assicurazione medica si è rifiutata di pagare i costosi trattamenti per curarla ma si è offerta di pagare interamente «un medico per aiutarla a morire». «Una volta che si introduce il suicidio assistito», spiega al New York Times il dottor Aaron Kheriaty, della University of California, «questo diventa immediatamente il modo più veloce ed economico per trattare i casi complessi di fine vita. Sono i bianchi appartenenti alla classe media a spingere per il suicidio assistito. I più poveri e marginalizzati non sostengono questa legge perché vogliono piuttosto migliori cure».

BRITTANY MAYNARD. In California la famiglia di Brittany Maynard ha fatto da portabandiera al movimento pro-eutanasia. La donna californiana ha deciso di suicidarsi a 29 anni, trasferendosi in Oregon, e rendendo pubblica la sua decisione, attraverso video e interviste, ha scelto di farsi portavoce di tutti i gruppi che chiedevano la legalizzazione del suicidio assistito in California.

«L’OPZIONE PIÙ FACILE». I parlamentari hanno ascoltato più lei che donne come Stephanie Packer, 32 anni, malata terminale, moglie e madre di quattro bambini, che continua a vivere. «Se tutti avessero un medico che si occupasse di loro, nessuno considererebbe il suicidio», ha scritto sul suo blog. «I pazienti non sanno come trovare un simile dottore o come districarsi in un sistema sanitario complesso. Non hanno né i mezzi né le informazioni necessarie. Sono così stanchi che non hanno la forza di affrontare questa battaglia. Se scelgono il suicidio assistito è solo perché è l’opzione più facile».

DECIDE IL GOVERNATORE. Formalmente la legge non è ancora passata in via definitiva. Le Camere, infatti, hanno depositato il testo sul suicidio assistito sulla scrivania del governatore Jerry Brown, che non l’ha ancora firmato e che non si è ancora espresso su ciò che intende fare. Potrebbe anche decidere di non ratificare il testo.

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